Escono definitivamente di scena dall'inchiesta Crazy Cars. E' quello che ha deciso il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario in merito alle posizione di Alessandro Agresti, la moglie Mary Teresina De Paolis e il padre di lui, Maurizio Agresti. Erano stati sottoposti ad una misura restrittiva per il reato di intestazione fittizia e trasferimento fraudolento di valori, il giudice ha disposto l'archiviazione, accogliendo la prospettazione della Procura e del pubblico ministero Giuseppe Miliano, titolare del fascicolo. Le tre persone, difese dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti e Rita Formicola, in sede di interrogatorio di garanzia avevano risposto alle accuse contestate nel provvedimento professandosi innocenti e respingendo gli addebiti.

Le difese avevano impugnato la misura restrittiva al Riesame che aveva annullato l'ordinanza, l'accusa non poteva essere sostenuta - avevano messo in luce i legali - perchè le intercettazioni telefoniche erano inutilizzabili. Nell'aprile del 2021 era scattata l'operazione della Squadra Mobile di Latina insieme agli agenti del Commissariato di Cisterna ed erano state eseguite nove ordinanze di custodia cautelare di cui tre ai domiciliari. A seguito dell'azione giudiziaria intrapresa dalle difese, il Tribunale del Riesame aveva rimesso in libertà i tre indagati. Il 35enne, venditore di auto di lusso, era ritenuto dagli inquirenti uno dei personaggi più emblematici dell'inchiesta e il reato ipotizzato quello dell'intestazione fittizia - secondo la prospettazione dell'accusa - era per eludere eventuali accertamenti patrimoniali. Alla fine il giudice del Tribunale ha disposto l'archiviazione. Il via agli accertamenti a seguito della denuncia di estorsione di un uomo che aveva tentato di ottenere il pagamento di un'auto venduta a un autosalone. La vittima era diventata bersaglio delle minacce per un motivo: far cedere la vettura rinunciando al compenso pari a 20mila euro che avrebbe dovuto ricevere con assegni da 5mila euro ciascuno. Se per tre persone è arrivata l'archiviazione per gli altri invece l'inchiesta della Procura è stata chiusa e l'udienza preliminare è fissata davanti al giudice Giorgia Castriota. Sempre secondo l'accusa, i soldi guadagnati venivano investiti in un secondo momento nell'intestazione di immobili, conti correnti e attività formalmente di fittizi intestatari. L'operazione Crazy Cars era scattata all'alba del 26 aprile e oltre alla Polizia di Latina in supporto agli investigatori pontini avevano partecipato all'attività i poliziotti dei reparti Prevenzione Crimine di Lazio, Campania e Umbria,