Sette ore di udienza. In Corte d'Assise per l'omicidio di Massimiliano Moro hanno deposto una vicina di casa della vittima, il proprietario dell'appartamento dove è avvenuta l'esecuzione, Gianfranco Fiori, tra le ultime persone a vederlo in vita e infine un investigatore della Squadra Mobile che all'epoca dei fatti si era occupato delle indagini.


La deposizione del poliziotto ha catalizzato la seconda parte dell'udienza, quando ha riferito delle celle telefoniche degli imputati che sono risultate compatibili - in base a quanto ipotizzato dalla Dda - con l'aggancio delle celle telefoniche di Largo Cesti, la scena del crimine, l'appartamento dove Massimiliano Moro è stato ucciso da due colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata. Dall'udienza emerge la figura di una persona molto attenta, guardinga, che aveva tolto il cognome sul citofono e apriva la porta soltanto a persone di cui si fidava.


La prima a deporre è stata una vicina di casa della vittima. Le pareti dei due appartamenti erano confinanti e ha sentito poco prima delle 21,30, qualcosa di strano: «Stavo vedendo la televisione quando ho sentito un colpo di pistola e un tonfo, come di un corpo che cadeva». La donna ha spiegato alla Corte d'Assise di aver intuito che era accaduto qualcosa di grave: «Dopo il primo colpo ho sentito anche un altro colpo, mi sono impaurita, ho sentito una porta sbattere e qualcuno che scendeva e ho chiamato la Polizia». E' stato ascoltato subito dopo il proprietario dell'appartamento dove è avvenuto il delitto, nonchè padre della vicina di casa di Moro: «Non ero tranquillo per la sua presenza e avevo anche inviato un esposto alla Polizia perchè non avevo affittato a lui ma ad un conoscente che non mi ha dato spiegazioni», ha detto. Infine è stato il turno di Gianfranco Fiori, assolto in via definitiva dalla Corte di Cassazione per il tentato omicidio di Carmine Ciarelli avvenuto la mattina del 25 gennaio del 2010 in via del Pantanaccio. Ha spiegato che conosceva Moro perchè era lo zio di un suo amico di vecchia data. E Fiori ha sottolineato in alcuni momenti che non poteva ricordarsi tutto perchè sono trascorsi 13 anni ma ha detto che confermava quello che aveva dichiarato all'epoca, aggiungendo di non aver mai accompagnato Moro dai Ciarelli: «Ho saputo dell'omicidio la sera dai notiziari della televisione. Moro era calmo, e le persone per salire a casa sua chiamavano, il nome sul citofono non c'era», ha ripetuto infine ricordando in un passaggio della sua deposizione che il periodo in cui fu imputato per l'agguato al Pantanaccio per lui è stato un incubo. Fiori ha dichiarato che aveva visto Moro il tardo pomeriggio del 25 gennaio il quale gli aveva detto di essere andato a trovare Carmine Ciarelli in ospedale.


Nella seconda parte dell'udienza ha deposto un poliziotto della Mobile che ha definito Moro un personaggio di primo piano per gli investigatori e ha parlato della natura delle indagini. Un video ha permesso di vedere come si sono mosse le celle telefoniche dei tre imputati nel periodo a ridosso dell'omicidio, dimostrando come solo la sera del delitto i telefoni abbiano agganciato la cella telefonica riconducibile a Largo Cesti. L'investigatore infine ha ricordato anche il tenore delle intercettazioni ambientali in carcere.
Il processo riprende il 21 novembre, saranno ascoltati i testimoni del pm, poi il 19 dicembre è prevista l'audizione dei collaboratori di giustizia tra cui Andrea Pradissitto.