C'è una genesi nell'inchiesta sullo scandalo dei concorsi della Asl, una contropartita di natura politica, le destinazioni gradite e i messaggi cancellati da alcuni candidati un attimo dopo la telefonata con Claudio Rainone.

Intrecci, aiuti grandi e piccoli, frasi a garanzia: «Non si preoccupi ci penso io», ambizioni di carriera coltivate tra una richiesta e una soffiata. Come quando in netto anticipo il Presidente di Commissione d'esame rivela in anteprima ad alcuni candidati di aver vinto la selezione. Il perimetro dentro il quale si sviluppa l'udienza di ieri è ampio e ben segnato. In aula ha deposto per due ore di fila l'ex dirigente della Squadra Mobile di Latina Giuseppe Pontecorvo che ha coordinato le indagini. Ma oltre quel confine investigativo c'è altro: tra cui i segnali in codice arrivati ad altri candidati come ha raccontato il marito di una donna esclusa. «Un colpo di tacco di un vigilante per usare il telefonino, due colpi per lasciarlo e non farsi vedere durante una prova». Tutto questo succedeva al Liceo Scientifico Giovan Battista Grassi in occasione di una selezione.