L'indagine che ha permesso ai poliziotti della Squadra Mobile di smantellare una capillare rete di spaccio nella zona di Sabaudia, è nata letteralmente dal basso, monitorando tre pusher piuttosto attivi in quel periodo, parliamo dell'estate del 2020, i cui nomi sono poi confluiti nell'inchiesta. A partire da normali appostamenti che hanno permesso agli investigatori del questore Michele Maria Spina di documentare la vendita della droga al dettaglio, l'indagine si è evoluta raggiungendo il livello superiore. Ben presto sono comparsi sulla scena i nomi dei fratelli Leonardo e Francesco Corni, giovani imprenditori che nascondevano, dietro una serie di aziende lecite, gli affari nel mondo della droga. Le successive investigazioni hanno permesso agli inquirenti di verificare il loro duplice ruolo di spacciatori e fornitori di alcuni pusher piuttosto attivi nel circondario, soprattutto tra Sabaudia e San Felice Circeo.


Sin dalle prime attività di indagine i poliziotti hanno assistito a uno strano fenomeno. Infatti quando gli agenti hanno iniziato a fermare gli assuntori di cocaina subito dopo i presunti acquisti a casa degli spacciatori, mostrando loro album fotografici per indicare i volti dei loro fornitori, negli ambienti della droga ha iniziato a spargersi la voce che la polizia aveva attenzionato una serie di personaggi di Sabaudia. È successo così che qualcuno, proprio tra i primi personaggi monitorati, ha iniziato a presentarsi in Questura per parlare, preoccupato della notizia che la propria foto era stata accostata a quella di altri pusher negli album fotografici mostrati dalla polizia agli assuntori di cocaina.

Proprio uno di questi spacciatori ha reso spostanee dichiarazioni ai detective della Squadra Mobile, in più di una circostanza, illustrando lo scenario relativo alle piazze di spaccio si Sabaudia, introducendo appunto il ruolo dei Corni. Parla anche in base a quanto sostiene di avere saputo da un altro pusher, che è suo cognato oltretutto, oltre a essere un uomo di fiducia dei giovani imprenditori in affari nella droga. Nelle dichiarazioni l'indagato spiega che «nel dicembre 2018 Francesco Corni si era offerto di diventare un suo fornitore di cocaina, ciò che non avvenne perché lo stupefacente trattato non era di buona qualità - annotano gli inquirenti nell'informativa - Tuttavia nell'occasione aveva acquistato dieci grammi di sostanza stupefacente presso il bar di proprietà dello stesso Corni. Questi era aiutato dal fratello Leonardo, che finanziava gran parte delle forniture di cocaina, acquistata da OMISSIS approssimativamente ogni mese per un peso di circa cinque o sei chili». Inoltre il pusher aveva rivelato ai poliziotti una serie di spacciatori e assuntori di coca legati allo stesso ambiente dei Corni e i loro collaboratori più stretti, nomi che in parte erano già emersi nel corso delle prime indagini oppure sono stati confermati successivamente.