Tutto inizia da un numero apparentemente molto piccolo: 0,6% pari a poco più di mille persone sul totale degli occupati della provincia di Latina. Sarebbe normale visto che si riferisce al periodo appena successivo alla pandemia e coincidente con la guerra. Invece è un dato che preoccupa e molto i sindacati confederali perché in linea con l'anno scorso mentre quello corrente doveva segnare una ripresa. Che non c'è stata. Cgil, Cisl e Uil avevano già messo sul tavolo, la scorsa primavera, una serie di proposte volte a superare quel gap. Invece le cose non andate diversamente e, anzi, negli ultimi quattro mesi si sono aggiunte ai problemi esistenti le crisi irrisolte di altre aziende e la cassa integrazione di nuove realtà. I riflettori delle ultime settimane sono rimasti in qualche modo puntati sulla Corden Pharma e sul pastificio Paone (quest'ultimo fermo fino al 16 ottobre), ma ciò che non è veramente cambiato è l'indice della ripresa, che coinvolge decine di imprese medie e piccole. C'è però anche dell'altro e riguarda uno dei nodi mai davvero risolto, quello cioè della formazione di addetti specializzati, figure professionali richieste sul territorio e in quelli limitrofi. Un elemento tenuto d'occhio soprattutto da Unindustria e dallo stesso Ateneo de La Sapienza che sta introducendo un nuovo corso di ingegneria a partire dal prossimo anno accademico in linea con l'evoluzione dei processi produttivi locali e regionali. Il mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro produce oggi un tasso di disoccupazione medio che sfiora il 20% secondo i dati sindacali, che a loro volta sono in linea con quelli Istat (una forbice compresa tra il 14 e il 19%) lo scorso anno.

Nell'ultima campagna di Cgil e Uil si è avuto un focus sulla cosiddetta «buona occupazione» in relazione all'incidenza di infortuni e malattie professionali che hanno un loro peso sul tipo di occupazione che si riesce in qualche modo a creare. «Dovremmo avviare una campagna di informazione contro gli infortuni ogni giorno - dice il documento della Uil diffuso questa settimana - perché invocare controlli e parlare dei rischi per la sicurezza dei lavoratori soltanto nei momenti in cui si registra l'ennesimo incidente sul lavoro non ha senso e non funziona. Ci vuole la percezione dei rischi per i lavoratori per cambiare oggettivamente pagina sul fronte della sicurezza». Nell'ultima manifestazione sul nodo-lavoro la Cgil ha altresì richiamato l'attenzione sul livello dei redditi e sul legame che esiste tra i lavori definiti «precari» e i livelli di sicurezza tanto più bassi quanto maggiore è il gradi di precarietà, dove non è prevista alcuna formazione». L'ultimo richiamo alla formazione è in realtà esteso anche ai contratti di stage e tirocinio che sono la prima forma di contratto di lavoro per i giovani seppure in forma di solo praticantato. Il numero troppo alto di infortuni per i titolari di questo tipo di formazione ha prodotto un protocollo siglato nei giorni scorsi nel quale si sottolinea la «necessità che le aziende iscritte nel registro nazionale per l'alternanza scuola lavoro, in procinto di ospitare studenti, siano in possesso dei necessari requisiti in materia di salute e sicurezza sul lavoro (in primis la garanzia di una formazione specifica) al fine di ridurre al minimo l'esposizione al rischio dello studente». Vi è inoltre «la necessità che gli enti preposti alla normale e istituzionale attività di vigilanza sul rispetto delle normative vigenti nonché all'assistenza e indirizzo al Sistema (Asl, Inl, Inail) promuovano campagne di informazione e sensibilizzazione».