Condanna a otto anni nei confronti di Antonio Geracitano, coinvolto nell'inchiesta sulla bancarotta con i rifiuti condotta dalla Procura di Latina insieme all'imprenditore Fabrizio Coscione. E' la sentenza emessa ieri pomeriggio dal giudice del Tribunale di Latina Giuseppe Molfese nei confronti dell'ex consigliere comunale di Anzio, ritenuto il presunto responsabile dei reati ipotizzati dagli inquirenti. Disposta la confisca relativa a reati tributari per un importo pari a un milione e 500mila euro. Nel corso della sua requisitoria il pubblico ministero Andrea D'Angeli aveva chiesto la condanna a sette anni e quattro mesi. Nell'ambito dello stesso procedimento è stato condannato alla pena di un anno e quattro mesi un altro imputato: Umberto Vivan mentre è stata assolta Claudia Patrizia nei cui confronti il pm aveva chiesto nel corso della sua requisitoria la pena di tre anni. Hanno scelto tutti il giudizio abbreviato.
Per gli altri imputati, tra cui l'imprenditore Coscione, il magistrato ha disposto il rinvio a giudizio e il via con la prima udienza del processo è fissato a febbraio. Le misure restrittive - nell'ambito di una indagine della Guardia di Finanza - erano state emesse lo scorso maggio dal giudice Giorgia Castriota ed erano relative ad una presunta cessione di una società in grave stato di dissesto a un'azienda neo costituita e operante nel settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti, nel tentativo di trasferire le autorizzazioni utili alla gestione dei rifiuti di cui la ditta cedente era titolare.

Gli accertamenti del magistrato inquirente Andrea D'Angeli e del Procuratore Aggiunto Carlo Lasperanza, avevano portato ad Aprilia dove ha sede la società in grave stato di dissesto finanziario e riconducibile - secondo l'ipotesi investigativa - a Coscione, che ha venduto un ramo d'azienda ad un'altra impresa, questa neo costituita, gestita da Geracitano. In base alle accuse l'operazione era apparsa priva agli occhi degli investigatori di una vera ragione economica e dietro ci sarebbe stato il tentativo di trasferire le autorizzazioni per la gestione dei rifiuti in possesso della società in grave difficoltà. Inoltre - sempre secondo le accuse - Coscione e Geracitano avrebbero provveduto a sottrarre dal patrimonio della società titolare, le autorizzazioni alla gestione dei rifiuti a favore della nuova compagnia, costituita ad hoc e diventandone quindi soci occulti. Nel corso degli interrogatori di garanzia Geracitano aveva risposto alle domande del gip cercando di chiarire le accuse, mentre Coscione era rimasto in silenzio. Una volta depositate le motivazioni della condanna per l'ex consigliere comunale di Anzio, è scontato il ricorso in Appello.