Nella maxi operazione con cui la Polizia, un anno fa, aveva sequestrato una quindicina di alloggi popolari occupati abusivamente, sono finiti alcuni alloggi che non erano stati "invasi" proprio con la forza, ma erano al centro di contenziosi tra gli utilizzatori e l'azienda pubblica che gestisce il patrimonio immobiliare pubblico, tant'è vero che la Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per due degli inquilini indagati: in un caso il ricorrente ha ottenuto l'annullamento del sequestro perché nel frattempo aveva potuto completare la procedura di regolarizzazione, mentre nell'altro caso gli "ermellini" hanno ravvisato l'erronea valutazione del Riesame, decidendo di rinviare gli atti al Tribunale di Latina per una nuova valutazione sulla legittimità dei sigilli applicati nel dicembre scorso.

In entrambi i casi gli occupanti degli alloggi popolari finiti sotto sequestro, si erano visti respingere il ricorso dal Tribunale del Riesame perché considerati soggetti non titolati alla presentazione del reclamo non essendo proprietari, tantomeno assegnatari degli immobili finiti al centro del procedimento penale. Su questo punto i giudici romani del Palazzaccio hanno dato ragione alle difese. Ma la vicenda più emblematica è quella che riguarda la posizione di un uomo di 47 anni che vive in una casa popolare nella zona dell'ex Villaggio Trieste assegnata a un genitore morto nel 2002. Da quel giorno l'uomo era rimasto all'interno dell'alloggio pubblico, formulando qualche mese dopo la richiesta formale di voltura del rapporto locativo. Quindi nel 2007 aveva presentato domanda di assegnazione in regolarizzazione. Fatto sta che la pratica era rimasta pendente e l'immobile da lui occupato è finito tra quelli oggetto del sequestro. Secondo la difesa quindi non si trattatava di un'introduzione arbitraria nell'immobile, quindi il Tribunale del Riesame avrebbe omesso di verificare la ricorrenza del dolo specifico del reato di occupazione abusiva dell'immobile pubblico. Oltretutto dopo la presentazione del ricorso in Cassazione, il Comune aveva dato seguito alla vecchia richiesta del 47enne, concedendo l'assegnazione dell'immobile regolarizzando la posizione dell'occupante. Alla luce di questo la Suprema Corte ha annullato, senza rinvio, il decreto di sequestro preventivo impugnato.

Nell'altro caso una donna di 51 anni si è vista accogliere il ricorso perché, essendo stata legittima assegnataria dell'alloggio che poi le è stato sequestrato, non aveva mai ricevuto notifica del provvedimento di decadenza dell'assegnazione, quindi non sapeva di non essere più beneficiaria dell'immobile. Oltretutto il Tribunale del Riesame aveva dichiarato tardivo il suo ricorso, mentre è stato accertato che la difesa aveva depositato il reclamo entro i termini di legge. Per queste ragioni la Suprema Corte ha accolto il ricorso, quindi ha annullato l'ordinanza impugnata, ma ha rinviato gli atti al Tribunale di Latina per un nuovo giudizio sulla legittimità dei sigilli.