Nuova tranche ieri davanti al giudice Giuseppe Cario dell'udienza preliminare per oltre 30 persone residenti tra Latina, Priverno, Fondi e Monte San Biagio accusate di falso per l'inchiesta denominata «Certificato pazzo», condotta dai Carabinieri del Nas di Latina.
A causa di un difetto di notifica l'udienza è slittata a marzo.
Nei giorni scorsi davanti al giudice Pierpaolo Bortone si era svolta invece un'altra costola sempre dello stesso procedimento penale con oltre 60 imputati in questo caso accusati di corruzione. Nella seconda parte del troncone dell'inchiesta, approdato ieri davanti al gup, rischiano di andare a processo i beneficiari dei certificati medici falsi utilizzati per ogni tipo di esigenza. Erano stati i Carabinieri del Ministero della Salute a fare luce su quella che era stata definita «La fabbrica dei certificati» e dopo l'esecuzione delle misure restrittive nel dicembre del 2018, in un secondo momento erano state indagate quasi cento persone a piede libero. Dai successivi accertamenti è emerso che tra le vittime c'era anche il Tribunale di Sorveglianza, un magistrato è stato beffato da alcuni di quei certificati rilasciati con un obiettivo preciso: differire la pena detentiva e non per attestare un'effettiva patologia inclusa tra quelle non compatibili con il carcere.