I reperti archeologici di pregio sono spuntati all'improvviso nell'ambito dell'inchiesta sulla corruzione al porto di Gaeta. La squadra mobile di Caserta cercava altro a casa dell'ex consigliere comunale Pietro Salipante, operatore marittimo e collaboratore della Star Center Italia, la società di formazione da cui scaturisce l'intero accertamento della sezione della Dda di Santa Maria Capua Vetere.

Il blitz è avvenuto all'alba di mercoledì e ha riguardato gli uffici dell'Autorità portuale di Gaeta e l'abitazione di Salipante, dove, appunto, erano custodite due anfore di epoca precristiana del valore di diverse decine di migliaia di euro, sequestrate dalla Guardia Costiera di Napoli intervenuta insieme alla polizia di Caserta, Fondi e Gaeta. L'ex consigliere e la moglie sono stati denunciati per detenzione illecita di reperti archeologici. E questa è una delle perquisizioni ordinate dal sostituto procuratore Gerardina Cozzolino, applicata dalla Dda e titolare anche di un'altra inchiesta che vede indagati, tra gli altri, sia Pietro Salipante che Raffaele Trapanese, titolare della Star Center Italia di Castelvolturno e accusato di corruzione insieme a Lucio Pavone e Guido Guinderi per la concessione di una banchina al porto commerciale, utilizzata per le esercitazioni pratiche. A Gaeta la Procura di Santa Maria è arrivata proprio seguendo le tracce della formazione professionale e nell'ambito di altre verifiche su infiltrazioni della criminalità organizzata. A dicembre 2020 il magistrato aveva concluso una prima indagine a carico di 23 persone, tra cui appunto Salipante e Trapanese, e si era ipotizzata un'associazione per delinquere finalizzata a commettere, dietro pagamento, numerosi delitti di falso. Il principale indagato in quel fascicolo è, appunto, Raffalele Trapanese ma risultano coinvolti anche funzionari del Ministero delle Infrastrutture. Alla base c'era la falsificazione delle attestazioni professionali di operatori che, in realtà, non avrebbero avuto i requisiti professionali richiesti per l'esercizio delle funzioni lavorative in campo marittimo. In particolare sarebbero state falsificate le certificazioni circa le competenze riferite alle procedure di sicurezza della navigazione e della salvaguardia della vita umana.

Di questa storia si è occupata anche la Procura di Cassino, competente per territorio, che in un primo momento chiese ed ottenne il sequestro dell'area destinata alla Star Center nel porto di Gaeta ma successivamente è intervenuto il dissequestro e, all'esito, la banchina è stata restituita nella disponibilità della Star Center Italia. I magistrati di Cassino erano intervenuti su denuncia dell'ex Presidente dell'Autorità Portuale, Francesco Di Majo. C'è infine una vicenda che riguarda il lato amministrativo della concessione della banchina e il motivo della eccezione di competenza sollevato dalla Capitaneria di Porto di Gaeta sullo specchio di mare antistante la banchina, circa diecimila metri quadrati di acqua. L'Autorità Portuale ha depositato istanza di accesso agli atti per conoscere le motivazioni per le quali fu sollevata l'eccezione e per capire se quella osservazione abbia inciso sulla successiva concessione alla Star Center, autorizzata dall'Ufficio di Gaeta affidato a Guinderi e a Pavone.