L'inchiesta della Procura di Bari che aveva portato anche a Latina e Frosinone è chiusa da tempo. Le copie pirata di quotidiani e riviste che circolavano attraverso WhatsApp e canali Telegram hanno provocato un danno enorme. Una stima? Soltanto nel segmento dell'editoria, in tutta Italia il danno è pari a 670mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro. E' significativo quello che scrivono gli investigatori della Guardia di Finanza di Bari nell'informativa finale dell'operazione. «Presenta una gravità particolare perché incide sulla tutela costituzionale della libertà di pensiero, base di ogni democrazia». Anche a Latina e a Frosinone sono stati condotti accertamenti, è emerso ad esempio che a gestire uno dei canali c'era un 48enne di Ceccano. L'inchiesta si era sviluppata durante il periodo della pandemia e aveva portato a chiudere 329 canali Telegram dove venivano diffusi in maniera illecita i file pirata con le copie dei giornali. Anche in provincia di Latina sono attivi dei gruppi che distribuiscono ogni giorno illegalmente i contenuti del giornale.

Nell'operazione di Bari i reati ipotizzati sono: l'accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, il furto e infine la violazione della legge sul diritto d'autore. Le indagini della Guardia di Finanza, scattate dopo la denuncia della Fieg (Federazione Italiani Editori Giornali), avevano permesso di accertare un aumento consistente di iscritti in diversi canali durante il lockdown. Il sequestro preventivo d'urgenza era stato eseguito dal Nucleo di polizia economica finanziaria della Guardia di Finanza di Bari - coordinato dal colonnello Pierluca Cassano e dal Procuratore Aggiunto Roberto Rossi. Non era stata l'unica operazione. Lo scorso marzo si era conclusa un'altra indagine del Nucleo speciale beni e servizi della Guardia di Finanza ed era stato il gip di Roma ad emettere un provvedimento di sequestro per 32 canali che diffondevano copie dei giornali. L'ultima inchiesta dalla Lombardia è arrivata in Campania. Il sistema consentiva a 430mila iscritti ai canali Telegram la lettura senza abbonamento o pagamento ai contenuti di quotidiani e riviste. In questa indagine della Procura di Milano - sono stati sequestrati 545 canali Telegram ed era nata dopo la denuncia dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia che ha segnalato la diffusione online delle copie rubate. E' emersa una rete illegale più ampia - avevano messo in rilievo gli investigatori in una nota - rispetto a quella denunciata e i responsabili che si schermavano utilizzando anche nomi di fantasia sono stati individuati. In questo caso il reato ipotizzato è: diffusione, attraverso reti telematiche, di prodotti editoriali protetti dal diritto d'autore. Oltre che la diffusione di copie di giornali sulle chat, nei canali monitorati dagli investigatori circolavano programmi e serie tv anche questi rubati. Adesso è al vaglio la posizione di chi ha utilizzato il sistema illegale: gli utenti che leggono il giornale senza abbonamento. La Legge sul diritto d'autore punisce in caso di recidiva i trasgressori con una multa di 1032. Per chi diffonde il quotidiano o il periodico sullo smartphone è prevista una multa fino a 2065 euro che cresce e arriva a 15493 euro se il file sharing e a scopo di lucro. Oltre alla sanzione il rischio è una denuncia e un processo.