Un'ora e 15 minuti di contro esame che parte da lontano: dal 2016 e dall'inchiesta Touchdown, tocca il processo del voto di scambio e i rapporti tra Agostino Riccardo, l'imprenditore dei rifiuti Raffaele Del Prete ed Emanuele Forzan, ex coordinatore della Lega di Sezze e responsabile organizzativo della lista «Noi con Salvini». L'inchiesta è quella sul presunto voto di scambio con l'aggravante del metodo mafioso. Il luogotenente dei Carabinieri in servizio al Reparto Territoriale di Aprilia che aveva lavorato sull'inchiesta, sbarcata all'ombra del Comune di Cisterna (dove Del Prete ha già patteggiato), ieri in aula ha finito di rispondere alle domande del pubblico ministero Claudio De Lazzaro e poi a quelle del collegio difensivo con i legali degli imputati che hanno tentato di scardinare l'aggravante mafiosa e le altre accuse. Secondo l'ipotesi degli inquirenti, lo scambio elettorale con il sostegno di Agostino Riccardo, all'epoca in forza al clan d Campo Boario, era lo strumento per arrivare ad avere il monopolio negli appalti dei rifiuti. Nel corso della precedente udienza l'investigatore aveva parlato dei rapporti di Del Prete con il mondo della politica, sia verso esponenti della Lega che del Partito Democratico. Ieri mattina di fronte all'esame dei legali degli imputati, ha detto che vi sono stati tre incontri tra Del Prete e Riccardo nell'ufficio dell'imprenditore e ha aggiunto che non sono mai entrati nell'azienda membri della famiglia riconducibili ad Armando Lallà Di Silvio. E' emerso infine che l'imprenditore non è stato mai intercettato al colloquio con i componenti del clan di Campo Boario.

La difesa ha messo in luce nel dibattimento che è il collaboratore di giustizia a contattare Del Prete per le affissioni dei manifesti di «Noi con Salvini» in occasione della tornata elettorale per il Comune di Latina nel 2016 e chiede espressamente. «Posso venire a lavorare?», questo risale a metà giugno del 2016 e quindi dopo le elezioni. Per quanto riguarda i voti, Riccardo avrebbe proposto prima 50 preferenze del suo palazzo, e poi 87 definite «controllate» ma non si ricorda la sezione elettorale. Nel corso dell'udienza la difesa degli imputati ha messo in luce un punto ritenuto nevralgico: la discrasia tra i brogliacci e la perizia sulle intercettazioni telefoniche. E un nodo focale secondo i difensori di Del Prete e che potrebbe cambiare il corso del processo.
In un brogliaccio ritenuto fondamentale sia dall'accusa che dal Riesame, il collaboratore chiama Del Prete e gli dice: «Se vuoi ti faccio parlare con una brava persona», che sarebbe Armando Di Silvio.