E' buio quando l'avvocato di Gina Cetrone chiude, dopo oltre quattro ore, la sua arringa e si rivolge al Tribunale chiedendo l'assoluzione per la sua assistita. «Avete il futuro di questa donna nelle vostre mani, proteggetelo: un giorno andrete fieri di questo», dice. L'intervento dell'avvocato Lorenzo Magnarelli, che assiste l'ex consigliera regionale, inizia la mattina e riprende nel pomeriggio. Punta a sbriciolare i tasselli che hanno composto il mosaico investigativo: uno ad un uno. Parte dalle dichiarazioni della vittima dell'estorsione, affronta le deposizioni del collaboratore di giustizia Agostino Riccardo che analizza con toni molto duri e ripercorre la vicenda elettorale di Terracina. «Vi chiedo di dividere il vero dal falso», spiega nel rush finale dell'intervento.

La difesa di Gina Cetrone parte dal comportamento dell'imprenditore abruzzese che aveva il debito. C'è una data che riecheggia in aula: è quella dell'11 aprile del 2016 quando avviene l'incontro. «Chi era Riccardo in quella data? Un cane sciolto che raccoglie storie e ha trovato un' occasione e alla fine ci si è fiondato - ha detto Magnarelli - alle sue parole non vi è alcun riscontro così come a quello che dice. Non si entra in una associazione accomodandosi ad un tavolo ma entrare in una associazione è una liturgia». E poi focalizza l'attenzione sulla vittima dell'estorsione, mettendo in rilievo che i fatti sono del 2016 e che per oltre un anno e mezzo l'imprenditore di Pescara ha continuato ad avere rapporti di lavoro con la Cetrone. «Soltanto nel novembre del 2017 il rapporto finisce senza aver saldato il debito e il suo obiettivo è quello di non pagare. Come possiamo definire un imprenditore in difficoltà quando invece ha due società per azioni e si presenta l'11 aprile del 2016 con un'auto da oltre 100mila euro? Ma stiamo scherzando?», domanda. «Se era vittima di un'estorsione ha continuato ad avere rapporti per tutto quel tempo?».