Non era valido l'atto con cui l'ex amministratore unico dell'azienda Apple 95 srl, destituito da qualche giorno, nel luglio del 2016 aveva ceduto alla società del genero, la Sagi srl, le 400 quote di partecipazione nella cooperativa che gestisce il Mercato Ortofrutticolo di Latina. Lo hanno stabilito i giudici della Seconda sezione civile della Corte d'Appello di Roma confermando la sentenza di primo grado con cui la sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Roma aveva condannato la società beneficiaria del passaggio di quote a restituirle, ma anche l'ex amministratore dell'altra azienda, Vincenzo Di Matteo, e il notaio Carla Quattrociocchi che aveva registrato il rogito, al pagamento di spese legali e risarcimenti rispettivamente di 16.481 e 11.888 euro. Si è concluso così, con la sentenza di secondo grado ormai passata in giudicato, il braccio di ferro interno alla famiglia Di Matteo per la conduzione della storica realtà imprenditoriale, nel più ampio contesto di guerre intestine che da anni infiammano la gestione del Mol.

La vicenda è piuttosto oscura perché dopo quella manovra illecita, la società che aveva acquisito le quote del Mercato Ortofrutticolo di Latina a sua volta era stata estromessa dai soci della stessa cooperativa Mol. Oltretutto tenendo conto che nel frattempo, in uno scenario di profonda crisi della struttura sulla Monti Lepini, un manipolo di operatori si è assicurato il controllo sulla gestione acquisendo gli stand dismessi, pur tenendoli chiusi, in tempo per l'approvazione della variante urbanistica concessa alla coop per l'ampliamento e il cambio di destinazione d'uso dell'area da agricola a servizi generali.
A intentare la causa civile era stata la stessa Apple 95 srl perché i soci ritenevano, come poi confermato dai giudici, che l'ex amministratore unico Vincenzo Di Matteo non avesse la titolarità per cedere le quote del Mol perché la scrittura privata del 28 luglio 2016, registrata il successivo 4 agosto, era stata preceduta dalla delibera del 26 luglio con cui l'assemblea aveva revocato l'incarico all'amministratore. Oltretutto la società defraudata delle quote del Mol lamentava il conflitto d'interessi di Vincenzo Di Matteo, perché la Sagi srl era controllata dal genero di quest'ultimo, di cui era socio unico, e il prezzo di cessione delle quote era considerato dubbio. Dopo che in primo grado era stato accolto il ricorso della Apple 95 srl, la stessa Sagi aveva presentato l'appello, che è stato rigettato con la contestuale conferma della prima pronuncia. Quindi la Corte ha condannato l'appellante alla rifusione delle spese, liquidate in 9.800 euro.