La cooperativa Karibù ha ammesso davanti all'ispettorato di Latina di aver avuto in organico due collaboratori completamente in nero. Un esisto che non era scontato ma è quanto emerso nel corso del tentativo di soluzione della vertenza avviato dal sindacato Uiltucs cui si sono rivolti i due lavoratori. Oltre a loro c'erano altri due tentativi di conciliazione obbligatoria (la procedura che precede il ricorso al giudice del lavoro) e riguardavano sempre dipendenti della stessa cooperativa e che non percepivano lo stipendio rispettivamente da 18 e 22 mesi. Per entrambi è stato raggiunto un accordo di versamento rateizzato delle spettanze. Ma questa vicenda ha gettato una serie di ombre sull'accoglienza dei migranti, servizio che indirettamente viene messo sotto accusa poiché la Karibù risulta aggiudicataria di numerosi appalti per il centri di accoglienza dei migranti. E' il motivo per il quale in una nota recente il segretario della UilTucs, Gianfranco Cartisano, aveva richiamato l'attenzione sulla esigenza di rispettare i diritti dei lavoratori impiegati nella rete dell'accoglienza, la quale resta una modalità di assistenza legale e umanitaria che per molti operatori rappresenta un fonte di reddito da lavoro dipendente, spesso offuscato da forme di sfruttamento e da irregolarità nella retribuzione e nella contribuzione, come avvenuto in questo caso.

Le quattro vertenze affrontate presso l'Ispettorato del lavoro dunque sono il campanello d'allarme per una verifica più ampia sui centri di accoglienza, in relazione ai lavoratori che vengono impiegati in diversi servizi. La vicenda Karibù ha sfiorato, peraltro, anche i progetti di contrasto al caporalato poiché tra gli operatori che hanno denunciato il ritardo nel pagamento degli stipendi e alcune anomalie contrattuali ci sono collaboratori di progetti finanziati da Ministero e Regione Lazio per implementare la cultura della legalità e del rispetto dei contratti di lavoro nel settore dell'agricoltura in provincia di Latina. Un paradosso che finora è rimasto confinato nelle denunce dei diretti interessati che chiedono «solo» il pagamento degli stipendi arretrati in tempi rapidi ma che lascia sullo sfondo una serie di dubbi su come vengono attuati concretamente i programmi di emersione dal caporalato e dal lavoro nero. Le prime denunce per i tardati pagamenti risalgono allo scorso mese di giugno; i progetti sono stati avviati a gennaio.