In provincia di Frosinone c'è una tendenza a farsi giustizia da sé. A non passare attraverso la tutela dello Stato, ma ad affidarsi a personaggi senza scrupoli, a volte anche pericolosi. Lo ha detto recentemente a chiare lettere il questore di Frosinone Domenico Condello e lo dimostrano anche alcune operazioni di polizia, come quella dell'estorsione ai danni di un meccanico di Sora e come quella che coinvolge un imprenditore ferentinate indagato, con altre tre persone di Frosinone, per incendio doloso ed estorsione. Il tutto, secondo gli accertamenti condotti dalla procura della Repubblica di Latina, per convincere, con le cattive, un altro imprenditore ciociaro con cui si era aperto un contenzioso civile a firmare una transazione e a sborsare 17.221 euro. L'inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Frosinone, diretta dal commissario capo Flavio Genovesi, nasce da una costola di un'operazione antidroga, nome in codice "Coprifuoco" (chiamata così per lo spaccio di cocaina durante il lockdown), che la scorsa estate ha portato a tre arresti e a un divieto di dimora.


Il secondo capitolo, per estorsione e incendio doloso, si dipana in riva al mare e, precisamente, a Porto Badino, nel territorio di Terracina, dove ha casa l'altro imprenditore del frusinate. Così quando a Frosinone si accorgono di poter indagare anche su dell'altro, le carte vengono trasferite per competenza alla procura di Latina. Che ora ha chiuso il cerchio.
Dal 18 al 28 febbraio 2020 l'imprenditore è preso di mira. Ignoti appiccano un incendio alla sua casa al mare. Le fiamme si propagano all'ingresso dell'immobile e causano diversi danni, ma per fortuna l'incendio viene contenuto.
Ora il pubblico ministero di Latina Andea D'Angeli per questi fatti ha concluso le indagini preliminari e ha inviato il relativo avviso a quattro persone.
Sulla base dei riscontri ottenuti con le investigazioni della squadra mobile ciociara, a ordinare l'incendio sarebbero state due persone l'imprenditore ferentinate Paolo Polletta e Massimo Frattali (quest'ultimo coinvolto anche nell'operazione Coprifuoco). Ad appiccare il fuoco all'immobile di Porto Badino sarebbero stati, sempre secondo la prospettazione accusatoria, altri due frusinati, Vincenzo Gentile e Antonio Ianni.
L'intimidazione, in base a quanto ricostruito dalla procura di Latina, avrebbe poi sortito i suoi effetti in quanto la vittima dell'incendio avrebbe poi firmato una transazione per chiudere il conto con il presunto mandante della spedizione punitiva. E la transazione - hanno ricostruito gli investigatori della questura frusinate - avrebbe fruttato 17.221 euro.
Ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, ora i quattro indagati avranno venti giorni di tempo per presentare delle memorie difensive o per farsi sentire dal magistrato che coordina le indagini in modo da poter fornire anche la propria versione dell'accaduto.