Cronaca
14.11.2022 - 12:00
In provincia di Frosinone c'è una tendenza a farsi giustizia da sé. A non passare attraverso la tutela dello Stato, ma ad affidarsi a personaggi senza scrupoli, a volte anche pericolosi. Lo ha detto recentemente a chiare lettere il questore di Frosinone Domenico Condello e lo dimostrano anche alcune operazioni di polizia, come quella dell'estorsione ai danni di un meccanico di Sora e come quella che coinvolge un imprenditore ferentinate indagato, con altre tre persone di Frosinone, per incendio doloso ed estorsione. Il tutto, secondo gli accertamenti condotti dalla procura della Repubblica di Latina, per convincere, con le cattive, un altro imprenditore ciociaro con cui si era aperto un contenzioso civile a firmare una transazione e a sborsare 17.221 euro. L'inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Frosinone, diretta dal commissario capo Flavio Genovesi, nasce da una costola di un'operazione antidroga, nome in codice "Coprifuoco" (chiamata così per lo spaccio di cocaina durante il lockdown), che la scorsa estate ha portato a tre arresti e a un divieto di dimora.
Il secondo capitolo, per estorsione e incendio doloso, si dipana in riva al mare e, precisamente, a Porto Badino, nel territorio di Terracina, dove ha casa l'altro imprenditore del frusinate. Così quando a Frosinone si accorgono di poter indagare anche su dell'altro, le carte vengono trasferite per competenza alla procura di Latina. Che ora ha chiuso il cerchio.
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