Mentre si avvia a soluzione la vertenza per un gruppo di collaboratori della cooperativa Karibù addetti alla rete dell'accoglienza, emergono altre anomalie, questa volta relative alle condizioni dei centri per minori non accompagnati. Testimonianze di ospiti di diverse strutture che lamentano condizioni di disagio e mancanza di beni essenziali per la pulizia e per l'alimentazione.

Questa volta la regolarità dei contratti non c'entra nulla, ma il punto è che sta gradualmente venendo fuori un quadro dell'accoglienza dei migranti e anche dell'assistenza ai minori che, a quanto pare, non risponde, agli standard. Si tratta di una vicenda che va avanti da diversi mesi e che è esplosa quando una ventina di operatori dei Cas assegnati con appalto alla coop Karibù hanno presentato istanza di conciliazione obbligatoria davanti all'Ispettorato del lavoro con l'assistenza della UilTucs.

Dai verbali dei singoli collaboratori emerge un ritardo cronico e di ampio raggio sul pagamento delle retribuzioni; per alcuni l'attesa dello stipendio si è prolungata oltre i 15 mesi e l'ammontare della retribuzione mensile non supera i mille euro, dunque i lavoratori appartengono alle cosiddette «fasce medio-basse» che senza quel reddito non riescono ad andare avanti. Un fronte cui si sta dando soluzione con la rateizzazione degli arretrati mentre la zona grigia della gestione dei centri non è ancora oggetto di interventi specifici né di miglioramenti viste le denunce degli ospiti che sono stati assegnati alla rete della Karibù.