«Cari signori che avete preso i nostri computer, per favore potete ridarceli?». Inizia così la lettera che nove bambini della scuola primaria dell'istituto comprensivo Giovanni Cena hanno scritto ieri in un momento di amarezza e di sfogo dopo aver appreso dalle insegnanti del furto di 31 computer nella loro scuola avvenuto nella notte tra domenica e lunedì. Gaia, Flaminia, Chiara, Luca, Alessio, Debora, Isabella, Giada, Lorenzo hanno preso carta e penna in classe e trasferito sul foglio le emozioni che ha suscitato questo gesto che ha colpito il sentire di tutta la comunità scolastica degli oltre 700 alunni della Giovanni Cena, dai piccoli della scuola dell'infanzia ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado. Dirigenza, docenti e famiglie sono amareggiati da un gesto che ha ferito la comunità scolastica perché quei computer, ottenuti con i fondi europei, erano un valido supporto soprattutto per i bambini. E sono proprio loro, i bambini che li usavano, che scrivono una lettera aperta sul foglio di un quadernone e con un disegno finale, quasi un appello che spinga chi ha compiuto questo gesto a riflettere, e chissà, magari a un ripensamento.

«Cari signori che avete preso i nostri computer, per favore potete ridarceli? - scrivono i bambini della primaria Daniele - noi siamo i bambini che hanno utilizzato questi strumenti per fare delle ricerche, per studiare, per aiutare i compagni in difficoltà. I computer non sono stati presi alla Scuola Giovanni Cena, ma tolti a Matthias, a Manuel, a Sara, ad Alice e a tutti noi bambini. Ci dispiace molto non poterli più utilizzare. Per noi erano veramente importanti! Con i computer abbiamo imparato ad usare le nuove tecnologie e a studiare divertendoci. Siamo molto tristi per quanto accaduto e sorpresi perché non pensavamo che qualcuno potesse mai fare un danno così grande a dei bambini. La scuola per noi vale tantissimo: è un luogo dove possiamo imparare a crescere come cittadini e a non ripetere gli errori del passato; ci aiuta a comprendere i valori e ciò che è importante. La scuola dovrebbe essere un posto sicuro e rispettato da tutti. Provate per un momento a tornare bambini, come vi sentireste se vi privassero di qualcosa che amate e che per voi è molto importante? Prendendo questi computer ci avete tolto un pezzo di futuro. Volevamo chiedervi se cortesemente potete restituirceli: questo ci renderebbe molto felici».