Lo hanno colpito 17 volte. Sono stati tre i colpi all'altezza del cranio che hanno provocato gravissime ferite alla testa e hanno portato alla morte nel giro di poche ore Jagsheer Sumal, il giovane indiano ucciso alla fine di ottobre del 2021 in un casolare a Borgo Montello. Quando ha capito di essere finito al centro di un pestaggio, ha cercato di difendersi con le mani. E' questa la ricostruzione offerta nel processo in Corte d'Assise dal medico legale Gian Luca Marella che ha eseguito l'autopsia sul corpo della vittima. Nel corso del dibattimento il consulente della Procura che aveva eseguito l'esame, si è soffermato in particolare sul quadro lesivo riportato dal cittadino straniero, massacrato di botte da un gruppo di connazionali che la sera del 30 ottobre di un anno fa aveva fatto irruzione in via Monfalcone.

Erano armati di bastoni e spranghe in base a quanto è emerso dalle indagini della Polizia. Gli imputati - tutti di origine indiana - sono ritenuti i presunti responsabili del reato di omicidio volontario aggravato. Il leader di quella spedizione punitiva - sempre secondo quanto ipotizzato - è Jwan Singh. Come ha confermato il medico legale le lesioni accertate sul cadavere sono compatibili con un corpo contundente utilizzato da chi ha colpito il giovane e in particolare con dei tubi. «Ci sono dei traumi pesanti e i colpi in testa sono stati quelli più gravi», ha aggiunto in aula. E' stato poi il turno di alcuni connazionali della vittima. Un testimone ha ridimensionato quello che aveva dichiarato in un primo momento alla Polizia, gli altri hanno confermato i fatti avvenuti. Infine un altro straniero ha detto di essere stato minacciato per non testimoniare.

Ieri mattina il processo in Corte d'Assise davanti al presidente Gianluca Soana e al pm Marco Giancristofaro, è stato riunificato con la posizione di Singh Harrinder, il cittadino indiano di 32 anni che era latitante ed era stato arrestato lo scorso settembre dalla Polizia all'aeroporto di Milano Malpensa mentre rientrava dall'India. Anche per lui l'accusa contestata è quella di omicidio volontario aggravato. Tra gli imputati oltre a Jiwan Singh ci sono Singh Devender, 40 anni, Singh Ranjit, 41 anni, Sohal Gurvinder Singh, 32 anni, Singh Harmandeep 36 anni e Surjit Singh, 36 anni. Il movente è da ricercare nella scelta della vittima di lasciare la gang indiana. La vendetta sarebbe maturata per dare una lezione all'uomo che in occasione del banchetto per festeggiare la nascita del figlio aveva acquistato i generi alimentari in un negozio diverso rispetto a quello di Jwan Singh. Il processo che si è concluso ieri sera alle 19 dopo la lunga audizione dei testimoni, è stato rinviato al 22 dicembre. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Angelo Palmieri, Amleto Coronella, Alessandro Righi, Emanuele Vari, Alessandro Farau, Tiziana Roma. Gli eredi della vittima e due parti offese sono assistite dall'avvocato Simone Rinaldi.