Potrebbe essere uno spiraglio nell'intricata vicenda Karibù l'accordo raggiunto ieri mattina davanti all'Ispettorato del lavoro per un'altra dei collaboratori della cooperativa con un arretrato fino a 22 mensilità. L'accordo prevede una rateizzazione di 12 mesi su tutto il dovuto. Slitta invece la trattativa su altri due lavoratori che erano impiegati del tutto in nero e la loro vicenda verrà nuovamente presa in considerazione a breve termine ma con data non ancora fissata. L'incontro presso l'Ispettorato del lavoro tra la titolare della coop, Marie Therese Mukamitsindo, e il delegato dei lavoratori, Gianfranco Cartisano della UilTucs è avvenuto, di fatto, sotto i riflettori e decine di telecamere delle tv nazionali che da giorni ormai seguono il caso della coop che gestisce diversi progetti di accoglienza e integrazione in provincia di Latina. In contemporanea con l'incontro delle vertenze, è proseguita l'ispezione dell'Itl presso la sede della coop e del consorzio Aid che si trova nel complesso di Latina Fiori.

Più nello specifico stanno emergendo anomalie nella erogazione degli stipendi per collaboratori anche storici, come quella per la quale è stato trovato l'accordo, un'addetta all'amministrazione in forze dal 2016 e fino a ottobre scorso, quando ha avviato l'iter di questa vertenza. In totale i lavoratori che da sei mesi si sono rivolti alla Uiltucs di Latina sono ventisei, per quattro di loro c'è stata una soluzione al tavolo convocato in Prefettura due settimane fa, mentre ulteriori 19 collaboratori attendono la cosiddetta procedura di raffreddamento, un tavolo con tutte le parti in causa che possa concludersi con un accordo collettivo e la rateizzazione a valere sulle tranches dei servizi affidati alla cooperativa Karibù, tutti di fonte pubblica. Fin qui l'iter per la regolarizzazione delle somme dovute per i crediti da lavoro ma, come si sa, il caso Karibù si porta dietro anche altri risvolti, in primis l'indagine per malversazione e truffa avviata dalla Procura di Latina e affidata alla Guardia di Finanza. Per ora è indagata Marie Therese Mukamitsindo, divenuta famosa a livello nazionale per essere la suocera di Aboubakar Soumahoro, eletto alle scorse politiche in Parlamento con Sinistra Italiana-Verdi, ma in realtà già molto nota in provincia da anni per via di una serie di disavventure, se così si possono definire, della coop Karibù. Una realtà aziendale nata circa quindici anni fa a Sezze dove ha gestito uno dei primissimi centri per rifugiati, donne soprattutto, poi diventata quasi monopolista in provincia; ha infatti lavorato con tutte le amministrazioni locali, a prescindere dal colore politico.

I guai sono arrivati insieme alla moltiplicazione degli affari, intorno al 2015, quando il numero dei migranti sbarcati in Italia aumentarono in modo esponenziale in pochi mesi ed entrò in vigore l'ennesima gestione emergenziale dei problemi italiani. La moltiplicazione dei migranti in generale e dei richiedenti asilo ha reso necessario reperire spazi idonei con una procedura semplificata e veloce che ha avuto quale conseguenza da un lato le proteste dei residenti nei luoghi in cui si aveva disponibilità di nuovi centri di accoglienza, dall'altro un affidamento di ulteriori profughi ai soggetti vincitori del bando esistente. Tra il 2016 e il 2017 l'impennata di arrivi ha prodotto una situazione di cosiddetta emergenza non solo in provincia di Latina ma in generale in tutte le aree in cui c'era una rete consolidata già sottoposta a bando del Ministero dell'Interno. Per altro verso invece sono proseguiti i bandi dello Sprar con verifiche sia del Ministero che dell'Anac come è avvenuto nel caso di Priverno nel 2017.