A giugno 2020 succede qualcosa a Formia che, sul momento, non offre spunti di preoccupazione: apre una nuova pasticceria al numero 8 di largo Paone; si chiama «Santoro gelateria bar» ed ha anche una sede secondaria, il vicino ristorante «Pesce matto», in piazza Tommaso Testa. Il titolare della società, Lorenzo Santoro, 29 anni di Bova Marina è considerato dall'interdittiva antimafia firmata in questi giorni dal Prefetto Maurizio Falco, collegato alla cosca Talia, operativa nella zona calabrese di provenienza. Nella lunga ricostruzione di questa vicenda, effettuata dai carabinieri della Compagnia di Formia, si descrive in modo millimetrico sia il trasferimento in blocco di un'attività già avviata a Bova Marina, sia la presenza nell'organico della società di soggetti a loro volta legati alla ndrangheta, per frequentazione diretta o per legami familiari. Le verifiche degli uomini del Maggiore Michele Pascale sono iniziate pochi mesi dopo l'apertura del bar di Formia e fondano su un incrocio di dati su residenze, precedenti, processi pendenti e controlli sia sul territorio di Formia che in quello di Bova Marina. La prima relazione dei carabinieri è del maggio scorso e si sottolinea come Lorenzo Santoro possa essere considerato portatore di elementi di mafiosità per i legami con i Talia. Poi ci sono i legami parentali, in specie la moglie di Santoro, Angela Nucera, già socia al 50% con la cugina Silvia Guglietta nell'impresa «Il Diamante srl» attinta da interdittiva antimafia nel 2019 dalla Prefettura di Reggio Calabria; c'è inoltre Silvia Guglietta, appunto, che è la moglie di Carmelo Dieni, «ritenuto contiguo alla famiglia Talia operante nel comune di Bova Marina». Per capire il contesto bisogna ricordare che Bova Marina, dove Santoro tuttora è residente, è un'area «controllata» dalla famiglia Morabito, «strutturata come una holding criminale, al cui interno operano anche i gruppi egemoni di Bova Marina e Pallizzi dei Vadalà, ormai federati con i Talia, e dei Mesiano». Perché è importante la figura di Carmelo Dieni in questa storia? Perché Carmelo Dieni è stato dipendente, come Lorenzo Santoro, del bar Diamante, un locale la cui società è stata attinta da interdittiva ma che non era, peraltro, «luogo di incontro e frequentazione di numerosi soggetti in organico alla famiglia di ndrangheta Talia-Vadalà».