E' stato assolto perchè il fatto non sussiste. Esce definitivamente di scena da uno stralcio dell'operazione Don't touch, Natan Altomare, 46 anni. Ieri il giudice del Tribunale di Latina Giorgia Castriota lo ha assolto in merito a due ipotesi di reato di estorsione denunciate dal titolare di un centro sanitario del capoluogo pontino che aveva riferito di aver subito violente minacce per ottenere le somme di denaro. L'inchiesta era stata condotta dagli agenti dalla Squadra Mobile e nell'ottobre del 2015 erano state eseguite le misure restrittive. In un secondo momento l'ordinanza cautelare era stata impugnata da Altomare e annullata dai giudici del Tribunale del Riesame che avevano accolto la prospettazione della difesa e avevano rimesso in completa libertà il 46enne.

La difesa aveva sostenuto che le somme richieste fossero dei legittimi stipendi e che non vi era stata alcuna minaccia. Erano stati prodotti molti documenti che in occasione dell'udienza al Riesame avevano sconfessato l'impianto accusatorio. In un secondo momento la Procura di Latina e il pubblico ministero Claudio De Lazzaro, sulla scorta di altri documenti prodotti dal legale di Altomare, avevano chiesto l'archiviazione, la parte offesa si era opposta e il giudice del Tribunale Giuseppe Cario aveva disposto l'imputazione coatta. Ieri si è svolto il processo con l'ultimo atto e Altomare ha scelto di essere con il giudizio abbreviato in base alle carte in possesso alla Procura e in aula si è svolta la discussione. Il giudice al termine della camera di consiglio ha accolto la richiesta della difesa e del pubblico ministero Valerio De Luca e ha assolto Altomare. «E' la fine di una vicenda paradossale - ha detto l'avvocato Pasquale Cardillo Cupo - che ha visto coinvolto un professionista per anni, sulla base di dichiarazioni pretestuose che avevano quale unico fine quello di non pagare gli stipendi legittimamente maturati, tanto da aver vinto nel corso degli anni, l'Altomare, tutte le azioni civili a tutela del suo credito». La difesa preannuncia la trasmissione degli atti alla Procura e una denuncia per calunnia. A distanza di oltre sette anni dai fatti ieri è stata messa la parola fine.