«Ho fatto molti sacrifici per quel concorso, ho quattro figli, non avevo neanche un attimo di tempo e alla fine mi sono messa a studiare la notte. Come è andata? Non sono passata per mezzo punto». Una testimone del processo dei concorsi truccati della Asl che si è costituta parte civile, rivive in aula in Tribunale le settimane precedenti all'esame su cui aveva investito - come ha ricordato più volte - molte energie.

Poi ha raccontato quello che ha visto e ha sentito in occasione della prova per l'ammissione a 23 posti di collaboratore a tempo indeterminato: «Tutti quelli che erano nella stanza con me hanno portato via le domande e c'erano anche dei candidati con i telefonini, sì avevano il cellulare». Ma le stranezze sono state altre, tra cui una circostanza bizzarra che sapeva tanto di messaggio in codice per consentire un aiuto ai candidati: «A fine concorso ho sentito dire da alcuni candidati che era stato molto bravo un vigilante che li avvisava con un colpo di tacco quando si poteva usare il cellulare e con due colpi di tacco quando invece era necessario nascondere il cellulare perchè stava arrivando qualcuno». La donna infine ha aggiunto che una candidata, sorella di un addetto alla vigilanza, aveva superato il concorso. Non è stata l'unica.
«Dopo che sono usciti i risultati e non ho superato la prova, sono stata male», ha detto. La testimone ha dichiarato di aver presentato ricorso al Tar e di aver chiesto anche l'accesso agli atti perchè troppe cose erano strane e subito si era accorta che qualcosa non andava. Una deposizione in linea con quello che aveva riferito nel corso della precedente udienza il marito della donna, anche lui ascoltato dal Collegio penale e dal pm Valerio De Luca.