Ha risposto alle domande e ha respinto le accuse negando ogni coinvolgimento. «Non sono stato io», ha detto Ermanno D'Arienzo nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al giudice che ha firmato il provvedimento restrittivo. E ha sostenuto che non aveva alcun interesse ad uccidere per vendetta Fabrizio Moretto perchè - ha aggiunto - non è stato «Pipistrello» ad ammazzare il figlio Erik.


Il 64enne, accusato dell'agguato a Fabrizio Moretto, freddato in via della Tartaruga a Bella Farnia, la sera del 21 dicembre del 2020 da un colpo di pistola, ha negato gli addebiti contestati, ha offerto un'altra versione dei fatti. Ieri mattina, difeso dagli avvocati Oreste Palmieri e Giancarlo Vitelli, è comparso davanti al giudice per le indagini preliminari Giorgia Castriota e al pubblico ministero Martina Taglione, titolare del fascicolo, per l'interrogatorio di garanzia. Ha dichiarato che la sera in cui è avvenuto l'omicidio era a casa a cena con la famiglia e ci sono diversi testimoni che possono provare questa circostanza. La pubblica accusa ha contestato che il comportamento subito dopo i fatti indirizzato da parte della famiglia D'Arienzo, nei confronti di Moretto rappresenta - secondo gli inquirenti - una pianificazione dell'azione culminata poi con l'agguato.