E' una guerra di numeri e di nervi quella che sta caratterizzano l'ultima parte del contenzioso davanti al Tar per il caso Globo, il centro commerciale bloccato proprio alla vigilia dell'apertura e sul quale è stato disposto un accertamento che ha fatto emergere una lunga serie di illegittimità poste dal Comune nel provvedimento di stop che adesso è all'esame dei giudici. Ma con un conto finale salatissimo, quantificato dalla società ricorrente in 12 milioni di euro, cifra stratosferica volta, prima di tutto, a sottolineare gli effetti di un blocco dell'opera arrivato con molto ritardo, dopo che con altrettanto ritardo c'era stata la pronuncia sulla validità dell'iter seguito per l'insediamento commerciale. Nei giorni scorsi si è tenuta l'udienza di merito sul ricorso depositato dalla società «Cosmo spa», che ha sede nell'area industriale di Corropoli in provincia di Teramo, ed è titolare dell'interesse legittimo a proseguire gli ultimi lavori per aprire la struttura, nonché asseritamente danneggiata in modo grave dallo stop.
Per conto della Cosmo spa l'avvocato Gabriele Rapali del Foro di Teramo in udienza ha ribadito la necessità di annullare il provvedimento dirigenziale che ha fermato il cantiere nonché di concludere il procedimento amministrativo con l'accoglimento dell'istanza di autorizzazione all'apertura della struttura di vendita. Istanza presentata da Cosmo spa al Comune di Latina il 28 aprile del 2015. La stessa società, visto il tempo trascorso da allora (ormai più di sette anni) chiede anche il risarcimento dei danni subiti.