Dopo l'omicidio di Fabrizio Moretto, dalle conversazioni intercettate tra suo fratello Andrea e il loro amico Andrea Tarozzi Trasparivano sentimenti contrastanti: se in alcuni casi mostravano di essere spaventati dalla possibilità essere i prossimi della lista nella possibile escalation di vendette pianificata secondo loro dalla famiglia D'Arienzo, in altre circostanze si dimostravano aggressivi e pronti a difendersi con le armi, o peggio determinati, specie Andrea Moretto, a vendicare la morte del familiare facendo il primo passo anziché rischiare di essere lui stesso un bersaglio. In ogni caso si sono vissuti periodi di tensione in quei mesi e, annotano gli investigatori dei Carabinieri, Tarozzi si adoperò persino per mediare con personaggi di spicco della criminalità legati a Ermanno D'Arienzo detto Topolino, proprio con l'obiettivo di fermare quella che rischiava di trasformarsi in una scia di sangue alimentata dalla sete di vendetta.
Agli atti dell'inchiesta che ha portato all'arresto del padre di Erik D'Arienzo con l'accusa di avere ucciso Fabrizio Moretto la sera del 21 dicembre 2020, come vendetta per il suo possibile coinvolgimento nella morte degli figlio, è riportato proprio il tentativo di Andrea Tarozzi di attivarsi per fermare eventuali altre vendette di Ermanno D'Arienzo. Stando proprio alle indagini, avrebbe contattato un personaggio di Latina che orbita nello stesso ambiente criminale del padre di Erik: si tratta dello stesso soggetto sospettato di essere stato un complice di Ermanno D'Arienzo, tanto da essere sottoposto all'esame stub la sera stessa dell'omicidio di Pipistrello con esito positivo per il ritrovamento di una particella composta da rame e zolfo. Quest'uomo, intercettato mentre parla con la moglie, afferma: «Sto ad aspettare che arriva qua, mi aveva chiamato Tarozzi, mi ha detto che veniva qua al coso, all'Ip non è più venuto». A tal riguardo il giudice annota: «Nel contempo Andera Tarozzi cerca di avvicinare pregiudicati di valenza vicini a Ermanno D'Arienzo che possano intercedere nei suoi confronti per evitare una scia di vendetta».

Del resto il giudice descrive così Topolino: «Ha dimostrato nel tempo di avere una spiccata capacità criminale, attestando nelle sue condotte un animo spietato e cinico, capace di commettere qualsiasi delitto, sia contro la persona che il patrimonio, così come rilevabile dalle diverse attività investigative poste in essere nei suoi confronti... Il D'Arienzo per il suo profilo criminale, divenuto dominio pubblico tra gli abitanti di Sabaudia e Latina, è particolarmente temuto dai residenti anche se in questi ultimi anni ha evitato di farsi notare in pubblico con pregiudicati del luogo. Cionostante, dopo l'omicidio del figlio, si è esposto al pubblico riallacciando i rapporti con componenti del suo calibro criminale per avere evidentemente una loro collaborazione all'individuazione del responsabile dell'omicidio del figlio da giustiziare».