Sono emersi atti gestionali anche durante la gravidanza. Dal 2018 al 2021 ha percepito compensi dalla Karibù in maniera regolare: da 37mila a 40mila euro. E' questo uno dei punti salienti con cui il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Giuseppe Molfese ha lasciato inalterata la misura restrittiva nei confronti di Liliane Murekateke,

moglie del deputato Aboubakar Soumahoro e indagata dalla Procura di Latina con l'accusa di evasione fiscale. Nei giorni scorsi il magistrato ha respinto la richiesta di revoca del provvedimento cautelare e ha sostenuto che la donna è consapevole e attiva nella partecipazione del meccanismo fraudolento. Il gip ha messo in luce che vi è un sotteso interesse economico perchè la donna ha continuato ad essere pagata. Era stato l'avvocato Lorenzo Borrè che assiste la moglie del parlamentare a chiedere a margine dell'interrogatorio di garanzia la revoca della misura, sulla scorta dei documenti prodotti.

La linea difensiva era stata indirizzata su un punto chiave: Lady Soumahoro all'epoca dei fatti non era a conoscenza di quello che accadeva. Nel provvedimento il magistrato ha messo in luce infatti che la donna ha continuato a percepire lo stipendio e che la sua presenza è riscontrabile da alcune firme sui documenti. Infine ha rimarcato che anche in gravidanza ha continuato a partecipare a tutte le attività. La battaglia adesso si sposta davanti ai giudici del Tribunale del Riesame. L'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia e coordinata dal pubblico ministero Andrea D'Angeli, aveva portato nei giorni scorsi al sequestro di 650mila euro. Nei confronti dei membri del Cda della Karibù, il gip aveva emesso una misura di interdizione dai rapporti con le pubbliche amministrazioni per 12 mesi oltre al divieto temporaneo di esercitare imprese e uffici direttivi di persone giuridiche. Il sistema era fondato sull'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e altri costi inesistenti adoperati dalla Karibù nelle dichiarazioni per gli anni 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019. Gli altri indagati nell'inchiesta, anche loro ritenuti presunti responsabili del reato di fiscale, tra cui la suocera e il cognato del parlamentare, nei giorni scorsi davanti al gip si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Non hanno presentato ricorso al Riesame.