Meno cicogne nel 2022. Il trend di nascite in calo si conferma anche nell'anno che si è appena concluso. Basta prendere in esame il numero di nuovi nati degli ultimi dodici mesi per avere un quadro nitido. All'ospedale Santa Maria Goretti di Latina, il più grande di tutta la provincia, sono 1130 i nuovi nati. Ed è un numero più basso rispetto ad un anno fa quando erano stati 1200. E' inferiore anche del 2020 quando si era arrivati a 1250. I motivi sono diversi tra cui la mancanza di certezze economiche da parte di chi vuole allargare la famiglia e infine a condizionare le scelte ci ha pensato la pandemia.

Sono le comunità straniere, inserite da diversi anni nel tessuto sociale del territorio pontino, a mantenere la natalità ancora viva. Nel 30% dei casi i nuovi nati sono figli di genitori di origine straniera. Anche in provincia di Latina in questa speciale classifica al primo posto si colloca la comunità indiana (la più nutrita in tutta la provincia), a seguire ci sono le comunità romene, del Bangladesh e del Marocco. Anche nel 2023 il primo bebè, nato 22 secondi dopo la mezzanotte, ha un padre e una madre straniera (in questo caso romeni) come accade ininterrottamente dal 2017. E' un segnale di cambiamento graduale che va avanti almeno dal 2010. Un esempio? Ieri al Santa Maria Goretti sono nati nove bambini e quasi la metà (quattro), hanno genitori stranieri. C'è da sottolineare che quello che accade in provincia di Latina, rispecchia fedelmente il trend di buona parte dell'Italia, tranne di alcune regioni del Sud. «Per quanto riguarda il calo di nascite ha inciso pesantemente il Covid inducendo molte persone a non prendere in considerazione l'idea di allargare la famiglia», spiega il ginecologo Vittorino Rossitto, responsabile unità operativa alta professionalità del Santa Maria Goretti di Latina.