I cittadini di Gaeta dovranno sostenere un debito di 750mila euro da versare all'Eni per il depuratore realizzato dal Consorzio degli Aurunci su un terreno della collina di Arzano. Una sorta di «tassa» aggiuntiva sulla depurazione. Fino al 30 dicembre scorso in molti non sapevano nemmeno che esistesse. Si tratta dell'ultimo step di una vicenda lunga e complessa iniziata nel lontano 1997 quando l'amministrazione comunale in carica, conscia dell'esigenza di salvaguardare la qualità delle acque (tanto che di lì a poco sarebbe arrivato il riconoscimento della Bandiera Blu rimasto ininterrottamente fino ad oggi) procedette all'esproprio di alcuni terreni alle pendici della collina di Arzano. Una località quest'ultima quasi del tutto appannaggio di Eni, che infatti lì ha i depositi di carburante riforniti con le petroliere e che fanno di quel sito uno dei più sorvegliati insieme ad altri otto in provincia di Latina.

Cifre
Il valore dell'esproprio imposto dal Comune di Gaeta 25 anni fa non è stato mai ritenuto congruo dalla società Eni che, infatti, ha impugnato il provvedimento prima davanti al Tribunale amministrativo e poi in secondo grado al Consiglio di Stato, che nel 2013 ha accolto per intero la richiesta risarcitoria. Ciò che accade in seguito è abbastanza insolito, anche se vanno considerati i tempi lunghi della giustizia italiana. Dopo l'emanazione della sentenza e per gli otto anni successivi non cambiò quasi nulla. Ma nel 2021 il Presidente della IV Sezione del Consiglio di Stato chiede al Comune di Gaeta di «fornire un'articolata relazione da cui si potessero desumere le proprie iniziative volte a dare esecuzione alla sentenza».

Modifiche
Nel frattempo, a novembre 2019, l'amministrazione comunale ha approvato in aula un punto specifico sui «Chiarimenti in ordine alla disciplina della fascia di rispetto del depuratore in località Arzano» con cui veniva proposto al Consorzio Industriale la modifica del Piano regolatore consortile al fine di «disciplinare con maggiore chiarezza le modalità di utilizzo della fascia di rispetto del depuratore in località Arzano». Dal 2 febbraio del 2021 è iniziata una trattativa con Eni sulle modalità di pagamento del famoso esproprio e a conclusione di tutti i tentativi di transazione sul quantum dovuto per le aree del depuratore, finita con una rinuncia alle pretese sulla fascia di rispetto. Tuttavia ciò non ha inciso molto sul totale da versare, che resta sempre una cifra importante per un ente di piccole dimensioni qual è il Comune di Gaeta. Ad ogni modo il terreno ceduto per il depuratore verrà pagato 297mila euro, la servitù di passaggio per accedere all'impianto 4600 euro, il passaggio sulla strada di proprietà dell'Eni 20mila euro, la servitù per il passaggio delle tubazioni 10mila euro, per un totale di 333mila euro, cui si aggiunge l'indennità di occupazione per 25 anni pari a 417mila euro.

I dettagli
L'importo sarà corrisposto in tre rate da 250mila euro ciascuna. Finisce così un percorso molto lungo ma necessario per assicurare una buona qualità delle acque e comunque un servizio di depurazione alla città. Sullo sfondo di questa vicenda resta l'aspetto curioso che mette ancora una volta Davide (il Comune di Gaeta) contro Golia, l'Eni che ha una sua maxi servitù sulla città, anch'essa necessitata dall'approvvigionamento di carburante e dalla presenza di un pontile realizzato per questo scopo. Due soggetti che si sono trovati tante volte contrapposti, l'ultima in sede di rinnovo della convenzione per il passaggio della fornitura di petrolio, due anni fa. Una fase preceduta da plurimi appelli dei cittadini e di un comitato spontaneo perché fosse ridotto l'impatto sulla città o perlomeno ci fosse una maggiore contropartita alla servitù per l'approvvigionamento Eni. Nessuno può dire adesso, a posteriori, se anche l'esproprio del terreno per il depuratore poteva essere una contropartita.