Qualcuno dirà che Alessio Antonelli ha un debito con la buona sorte, visto che ieri è tornato a casa senza un graffio, dopo che qualcuno gli ha rivolto contro la pistola, e ha fatto fuoco, per la seconda volta nel giro di poco più due anni. Davanti all'ex American Bar le cose gli sono andate decisamente meglio perché chi ha sparato, probabilmente, puntava a spaventarlo o al massimo colpirlo agli arti inferiori, visto che i proiettili sono andati a segno tutti a terra. Nel novembre del 2020 invece la situazione era stata molto più tesa, era stato un gesto d'impeto quello compiuto da due fratelli di Priverno, nel frattempo condannati in primo grado, dal quale era sfuggito in maniera rocambolesca. Se possa esserci un legame tra i due fatti non è chiaro, anzi i Carabinieri per ora sembrano escluderlo, l'escalation di episodi è alquanto singolare.

Era la mattina dell'11 novembre di due anni fa quando Alessio Antonelli, al volante di un'auto simile a quella che utilizzava ieri, fu intercettato nella zona di Ceriara dai due fratelli Maicol Federici e Santino Cacciotti, due giovani della zona. Ne scaturì un inseguimento, con la vettura della vittima speronata e bersagliata da colpi di pistola, prima che il trentaduenne di Roccagorga venisse picchiato a sangue. I responsabili furono individuati immediatamente e arrestati insieme al padre, che nel frattempo è deceduto. Entrambi avevano ammesso l'aggressione, negando però di avere utilizzato un'arma vera, ma avevano fornito un movente che tuttora resta poco credibile, introducendo l'ipotesi della gelosia per una ragazza contesa. Fatto sta che i due fratelli hanno poi scelto di essere giudicati con rito abbreviato, quindi con lo sconto di un terzo della pena, e a marzo sono stati condannati a cinque anni e quattro mesi di detenzione.

In questi due anni Alessio Antonelli ha spostato i suoi affari nella zona di Anzio, dov'è coinvolto nella gestione di una rivendita di automobili. Inevitabilmente è in questa direzione che si muovono le prime indagini dei Carabinieri per stabilire chi possa avere pianificato l'agguato di ieri mattina e con quale scopo. Fatto sta che mentre nel piazzale dell'ex American Bar venivano ultimati i rilievi, il trentaduenne è stato portato in caserma dov'è stato ascoltato a lungo per approfondire la sua versione dei fatti e ricostruire l'accaduto nei particolari.
Gli investigatori dell'Arma stanno lavorando anche per capire se possa esserci un nesso tra l'agguato e la scelta del luogo, perché il bar, sebbene ormai il contratto d'affitto fosse decaduto, fino a poco tempo fa ospitava un'attività riconducibile a una famiglia, quella dei catanesi Di Stefano, sospettata di essersi ritagliata un ruolo di rilievo nella criminalità locale, anche attraverso l'alleanza con alcune fazioni dei Di Silvio cementata attraverso due matrimoni.