Quattordici pagine di motivazioni per spiegare le ragioni della condanna inflitta a due veterinari della Asl di Latina accusati entrambi di truffa, e uno di loro anche di peculato e falso. Un dibattimento durato oltre cinque anni, complice la pausa imposta dall'emergenza Covid, e che si è trascinato per dodici udienze, la prima del 18 luglio 2017 e l'ultima, con la pronuncia della sentenza, l'11 ottobre 2022.
A motivare la sentenza emessa nei confronti di Umberto Sciscione e Piero Giuliani è stato lo stesso Presidente del collegio giudicante, Francesco Valentini, che si è soffermato a lungo sulla consistenza delle prove a carico di Piero Giuliani, non soltanto in ordine al reato di truffa per essersi assentato arbitrariamente senza autorizzazione dal lavoro, tra il 2010 e il 2014, per complessivi 215 giorni, pari a 1.361 ore di lavoro mai effettuate ma regolarmente retribuite, ma soprattutto per il reato di peculato consistente nell'aver ripetutamente utilizzato l'autovettura di servizio per fini privati.

«I testi hanno riferito che l'autovettura di cui al capo di imputazione C risultava assegnata alla delegazione Asl di Mesa di Pontinia – si legge nelle motivazioni della sentenza – ove prestava servizio l'imputato (Giuliani, ndr). La suddetta autovettura era destinata allo svoglimento di attività di servizio del personale del Servizio Veterinario e presso l'ufficio era stato istituito un registro per l'annotazione dell'utilizzo del veicolo; l'autovettura era risultata nell'uso sostanzialmente esclusivo dell'imputato Giuliani». Un uso personale, come è emerso dal dibattimento, consistente nell'utilizzo per recarsi da casa al lavoro e viceversa, «trattenendo la vettura nei pressi della propria abitazione anche durante le ore notturne, e ancora trattenendo e utilizzando la stessa anche nei giorni in cui l'imputato non risultava formalmente in servizio, così precludendone l'uso anche da parte degli ulteriori soggetti a ciò astrattamente legittimati».