Scandalo licenze per Ncc: dieci condannati per abuso d'ufficio e falso ideologico dal collegio del Tribunale di Latina formato da Soana, Velardi e Nadile. Tra questi l'ex sindaco di Lenola Andrea Antogiovanni e diversi amministratori comunali su cui pesavano reati non prescritti: per loro a un anno e sei mesi con sospensione condizionale della pena. Il pubblico ministero Miliano aveva richiesto quattro anni e sei mesi. Tra gli avvocati difensori Forte, Mastrobattista del Foro di Latina e Paciucci del Foro di Roma.

Tutto iniziò nel 2014, quando a Campodimele la Finanza sequestrò 71 licenze per le auto a noleggio con conducente denunciando 59 persone. Poi l'inchiesta si allargò fino a coinvolgere, l'anno seguente, anche il Comune di Lenola. Qui venenro sequestrate 54 licenze dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Fondi, comandata dal maggiore Andrea Ceccobelli e coordinata dal comandante provinciale, il colonnello Giovanni Reccia. Tra gli indagati, accusati a vario titolo di abuso d'ufficio e falso ideologico, anche l'allora sindaco Andrea Antogiovanni e l'ex primo cittadino, poi defunto, Gian Battista De Filippis. Oltre a loro, tre dirigenti incaricati del rilascio e del rinnovo delle autorizzazioni e 65 beneficiari, residenti a Roma, Fiumicino, Ardea, Nettuno, Palombara Sabina, Caprarola, Terracina, Ladispoli, Tivoli, Rieti, Castel Gandolfo e Zagarolo. "La sistematica violazione della norma - rese noto la Finanza - ha determinato così la significativa alterazione degli equilibri di mercato e della concorrenza, rispettivamente incidendo da un lato sulla correttezza delle tariffe applicate ai servizi offerti e dall'altro aumentando a dismisura il numero degli operatori non autorizzati ad operare nella Capitale in danno di quelli autorizzati».

In rapporto all'estensione territoriale di Lenola, in pratica, avrebbe dovuto esserci un'auto a noleggio con conducente per ogni chilometro quadrato. Invece, come è stato appurato nell'indagine condotta dal sostituto procuratore Miliano, di quelle auto a Lenola non ce n'era neppure traccia. Anziché operare lì, i titolari delle licenze lavoravano "liberamente ed arbitrariamente" sul territorio capitolino, svolgendo quindi a tutti gli effetti un servizio taxi irregolare. "Circostanze incompatibili con l'esercizio legittimo del servizio di noleggio con conducente e in contrasto con le modalità di rilascio e rinnovo delle autorizzazioni, in quanto concesse in assenza dei presupposti previsti dalla legge 21 del 1992 attraverso la falsa attestazione della loro regolarità anche rispetto ai rinnovi annuali, non verificati dall'ente".