Non bastava averlo sequestrato e portato in giro tra Aprilia, Nettuno e Lanuvio per picchiarlo a più riprese. Non bastava avergli procurato una serie interminabile di fratture, di ferite,. non bastava nemmeno averlo lasciato in strada, di notte, senza telefono, su una via della periferia apriliana. Dopo che il 52enne vittima di una spedizione punitiva da parte di tre soggetti è riuscito ad arrivare a casa e da qui, con l'ambulanza del 118, a raggiungere il pronto soccorso dove è stato ricoverato in gravi condizioni, una dei tre arrestati, qualche settimana dopo, avrebbe anche provato, con minacce, a convincerlo a ritirare la denuncia a carico suo, del compagno e di un altro giovane.

E' quanto emerge dopo l'arresto di Fausto Franco, 30 anni compiuti a settembre, Gianmarco Pedrazzi 34 anni compiuti a dicembre e della prossima 35enne Valentina Massi Santafede. Proprio quest'ultima, a qualche settimana dai fatti, avrebbe in qualche modo raggiunto la vittima minacciandola di morte qualora non avesse provveduto a ritirare la denuncia. Il 20 ottobre infatti, nella notte, il 52enne venne trasferito in pronto soccorso dove gli vennero riscontrate numerose ferite e fratture, tra cui una ferita profonda alla testa e la frattura di costole e naso. E' in questa prima fase di confronto con i militari dell'arma del Reparto territoriale di Aprilia, allertati come è prassi in caso di lesioni da aggressione, che la vittima inizia a raccontare quasi tre ore da incubo. Venne prelevato da un conoscente e sotto minaccia venne costretto a consegnare il telefono. Quindi venne condotto in un vero e proprio agguato. Venne picchiato a calci e pugni e con una spranga, poi anche con il calcio di una pistola sotto la cui minaccia, non avrebbe avuto modo di fuggire. Al pestaggio reiterato, oltre ai due uomini che la vittima sembra conoscere, avrebbe partecipato anche una terzo soggetto, una donna, la Santafede. E la presenza di quest'ultima sembra in qualche modo fornire il movente di un pestaggio così violento con tanto di sequestro di persona. La vittima infatti, avrebbe rivolto offese e minacce molto gravi, ai danni di una amica-conoscente della Santafede e del suo compagno, il Pedrazzi. Da qui la spedizione punitiva e, per gli inquirenti, il tentato omicidio. Sì perché secondo l'accusa che ha portato alle misure cautelari chieste dal Pm Simona Gentile e concesse dal giudice Molfese, le lesioni riportate dal 52enne, il fatto di essere stato lasciato a sé stesso senza telefono, sarebbero talmente gravi da poterne mettere a repentaglio la vita. A salvarlo sarebbe stato il soccorso da parte di un passante e la perizia dei medici. La difesa dei tre arrestati, affidata all'accoato romano Andrea Gatto invece, ha proprio puntato sul fatto che la vittima sia stata lasciata in vita, su strada, cosciente e in grado di camminare al termine di atti certamente deprecabili, ma non diretti o dettati dalla volontà di uccidere. Per questo l'altra mattina in sede di interrogatorio di garanzia, ha chiesto una mitigazione delle misure cautelari che hanno portato i due uomini in carcere e la donna agli arresti domiciliari. Sul punto il giudice si è preso del tempo per decidere.