I filmati delle telecamere nascoste che i carabinieri avevano installato proprio per documentare i maltrattamenti, le umiliazioni, finanche le violenze fisiche da parte di una maestra di 65 anni su un bambino di appena 7 anni autistico, sono inutilizzabili nel dibattimento. E' quanto è stato stabilito a processo in corso dal giudice del Tribunale di Velletri che ha preso atto che le intercettazioni sono state disposte e poi prorogate quando non era possibile. Capita anche questo. Nei filmati si vede chiaramente la donna prendersela e sfogare la propria frustrazione su quel bambino, la si vede umiliarlo, offenderlo.
«Serve solo qualcuno che te rompa la capoccia a te», «Mo' stai a piange... rompi le scatole ancora di più», «Ignorante cafone», «Te la passerai male quando sarai grande, perché se tu te metti a fa ste cose qua te prendono e te portano che... e manette». Ecco il tenore delle frasi che la donna rivolgeva al bambino e poi, rivolta agli altri alunni: «Non dobbiamo far caso a quello che dice e a quello che fa», «Cominciamo di prima mattina con questo che rompe eh... preparatevi».
Per la pubblica accusa che ha chiesto il processo per la donna con l'accusa di abuso di mezzi di correzione, la maestra, con il proprio comportamento, avrebbe contribuito a creare un «pericolo di malattia nella mente», «uno stato d'ansia» e «l'aggravarsi di disturbi del carattere e del comportamento».


Nelle immagini che la Procura chiedeva di acquisire come prova, come confermato anche dagli inquirenti dell'Arma, si vede anche la donna usare violenza: «Gli afferra il braccio sinistro e glielo torce tanto che urla di dolore. Nella foto si vede il bambino con il braccio girato e si nota una smorfia di dolore in volto. Nell'audio si sente anche il bambino dire ‘ahia'». In un'altra occasione la donna avrebbe preso un quadernone e lo avrebbe scagliato contro il bambino colpendolo in testa.
In un altro episodio la donna lo avrebbe preso e strattonato per i capelli.
Un'altra volta lo avrebbe colpito con una sedia.
Ecco come avrebbe affrontato e aiutato a progredire quel «bambino particolarmente problematico»
Eppure tutto questo in aula non si potrà vedere per questioni burocratiche.
Una notizia più che buona per la difesa che da subito ha rigettato ogni accusa e ogni responsabilità giustificando i comportamenti contestati con una reazione a caldo ad una aggressione subita. Sì perché alcune di quelle frasi sarebbero, secondo l'accusa, state proferite dopo aver subito dal bambino un calcio.
Al termine della scorsa udienza in cui è arrivato il duro colpo all'impianto accusatorio, il processo è stato aggiornato al prossimo 13 luglio. In quella data saranno ascoltate altre maestre, anche di sostegno, che lavoravano nella scuola elementare in questione di Velletri ai tempi dei fatti che risalirebbero al 2019.