Ha ricostruito l'inchiesta e nel corso di un'ora e mezza di requisitoria, il pm Luigia Spinelli della Dda ha tirato le somme. Alla fine ha chiesto le condanne per l'operazione Status quo, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo dove a vario titolo viene contestata l'aggravante mafiosa. Al centro dell'intervento del magistrato inquirente, oltre ad una serie di episodi di spaccio registrati a Latina, c'è l'agguato al tabaccaio di via dei Mille avvenuto nell'agosto del 2014, il cui mandante è ritenuto - secondo quanto sostenuto dagli inquirenti - Angelo Travali. Il pm per lui ha chiesto 6 anni e 8 mesi, mentre Mohamed Jandoubi è sospettato di essere esecutore materiale e di aver sparato. Per questo fatto il reato ipotizzato è quello di lesioni aggravate dalla premeditazione e da modalità mafiose. Per gli episodi di spaccio di droga in aula l'accusa ha chiesto otto anni e sei mesi per Valentina Travali. E poi sei anni e otto mesi per Gianluca Campoli. Chiesti 6 anni per Jandoubi Mohamed e infine 5 anni per Guerrino Di Silvio. Dopo le richieste di condanna è stato il turno delle parti civili, prima dell'Associazione Caponnetto rappresentata dall'avvocato Benedetta Manasseri e subito dopo del Comune di Latina rappresentato dall'avvocato Alessandra Capozzi che hanno chiesto il risarcimento del danno non patrimoniale. Nell'inchiesta che poggia le basi sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo, gli inquirenti hanno ipotizzato per il ferimento a colpi di pistola del tabaccaio l'aggravante del metodo mafioso. Secondo quanto ricostruito si era trattato di una vendetta per riaffermare il potere intimidatorio del gruppo, aveva scritto il gip Roberta Conforti nell'ordinanza.