Si nascondono storie difficili dietro l'operazione Aquila che ha permesso ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di individuare e stroncare un orrendo caso di sfruttamento della prostituzione. Si reggeva su quello che poteva essere considerato un rapporto mutualistico gestito in autonomia da un gruppo di donne reduci da problemi socio economici anche piuttosto gravi, ma per colei che viene ritenuta l'artefice di quel sistema è scattata la custodia in carcere perché sono piuttosto evidenti i profili di responsabilità individuati dagli investigatori e valutati attentamente dal giudice per le indagini preliminari. La «spiccata capacità delinquenziale» mostrata da Rossella, questo il soprannome con cui era conosciuta la 57enne finita dietro le sbarre, è sintomatica della centralità del suo ruolo rispetto alle vicende ricostruire dagli inquirenti della Procura.
Il giudice per le indagini preliminari ha applicato la misura restrittiva più grave perché le esigenze cautelari poggiano solide basi su un quadro indiziario piuttosto chiaro. Come annota il giudice infatti «Le condotte accertate e mai interrotte sono andate ben oltre quanto ritenuto sufficiente per l'astratta configurabilità della fattispecie di favoreggiamento». In particolare, secondo l'autorità giudiziaria, dal modo di agire dell'indagata ricostruito con intercettazioni telefoniche e ambientali e con le dichiarazioni di prostitute e clienti «emerge una spiccata professionalità, non solo nel procacciamento dei clienti e nell'organizzazione degli incontri tra questi e le meretrici, ma anche e soprattutto grazie a servizi aggiuntivi di assistenza quali: la messa a disposizione della propria abitazione come luogo di consumazione delle prestazioni sessuali, l'accompagnamento delle prostitute sui luoghi di meretricio mediante la propria vettura, la determinazione e la successiva riscossione del corrispoettivo, oltre che l'acquisto di quanto necessario per l'espletamento dei rapporti. Elementi questi ultimi idonei a massimizzare i profitti... agevolandoli (i clienti, ndr) e sgravandoli di molte incombenze».
Insomma, la centralità del ruolo della 57enne lasciano ritenere che sia sussistente il rischio di reiterazione del reato. Come rileva il giudice: «Le modalità dei fatti, la regolarità e la sfrontatezza mostrata nel gestire in prima persona l'attività di meretricio, oltre al lungo periodo nel quale sono state tenute le condotte incriminate, fanno ritenere in capo all'indagata una personalità del tutto incline a condotte del genere di quelle per cui si procede e concreto ed attuale è il pericolo che la stessa si determini alla commissione di ulteriori reati simili»