Dopo tanta bufera politica e un po' anche giudiziaria il caso Karibù continua a rimandare elementi di grave anomalia nella gestione dei centri di accoglienza per migranti e minori non accompagnati. E ad essere colpiti sono ancora una volta gli ormai ex collaboratori della cooperativa, per quanto le loro singole storie facciano meno rumore di quelle dei vertici della rete legata alla coop.
Negli ultimi giorni per loro si sta concretizzando l'ennesima beffa, perché i responsabili delle strutture hanno ricevuto solleciti di pagamento per le bollette scadute relative a servizi elettrici e del gas relativi a forniture del 2019.

Come è possibile essere arrivati ad un simile paradosso, ossia che le società di fornitura si rivolgano direttamente ai collaboratori, di cui hanno i dati? La cooperativa, quando lo scandalo del 2022 era ancora lontano e i pagamenti erano regolari chiese, ad alcuni lavoratori, in specie ai responsabili delle strutture, di firmare i contratti dell'energia e del gas, in questo modo le società di gestione hanno caricato i dati anagrafici e fiscali di quei collaboratori e adesso le notifiche di messa in mora arrivano, appunto, a quei nominativi. Si tratta in larga parte delle stesse persone che lottano per una ricollocazione nelle strutture dei nuovi gestori dei centri di accoglienza, dopo la revoca dell'appalto di servizio alla Karibù. Dunque l'indagine della Procura di Latina per evasione fiscale a carico dei vertici della cooperativa, tuttora corrente, non ha avuto alcun effetto legale né pratico sui guai finanziari lasciati dalla stessa cooperativa. E nessun effetto ha avuto la vertenza dei lavoratori, i quali, va ricordato, sono stati i primi e gli unici a sollevare il velo sulle ombre nella gestione poiché, appunto, erano senza stipendio e si sono rivolti all'Ispettorato di Latina per ottenere almeno una rateizzazione. E' davvero credibile che le società di gestione non abbiano saputo nulla di quanto accaduto alla cooperativa Karibù? Forse sì. Ad ogni modo la procedura di recupero dei crediti delle bollette va avanti e le fatture inevase sono nell'ordine di diverse migliaia di euro.

Si tratta di somme comprese nel totale del costo del servizio dei Cas previsto dal bando del Ministero dell'Interno e siccome le somme che vengono recuperate riguardano il 2019 e il 2020 quel servizio è stato liquidato. I lavoratori rimasti impigliati in questo assurdo gioco delle parti si sono rivolti sia ai rispettivi sindacati che a legali di fiducia per evitare il recupero forzoso a valere sui beni e i redditi personali.

Nel frattempo va avanti il procedimento penale e sarà discusso domani mattina davanti ai giudici del Tribunale del Riesame, il ricorso relativo alla posizione di Liliane Murekateke.

La difesa - rappresentata dall'avvocato Lorenzo Borrè - ha impugnato il provvedimento del sequestro di una somma di denaro pari a 13mila euro ed è stata fissata la data del ricorso. Nell'inchiesta sul caso Karibù il reato ipotizzato dal pubblico ministero Andrea D'Angeli, titolare dell'inchiesta, è quello di evasione fiscale. I provvedimenti erano stati firmati dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Molfese.