L'inchiesta della Procura di Latina sulla tragica esplosione nello stabilimento Recoma di Sermoneta si sta muovendo principalmente su due fronti, per verificare le condizioni di sicurezza del sito produttivo, ma soprattutto per stabilire la causa dell'incidente costato la vita agli operai Daniel Martini e Vadym Kachuryn di 34 e 35 anni e il ferimento di un loro collega. Gli accertamenti investigativi dei Carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Buontempo, ruotano attorno alle possibili responsabilità di quattro persone, indagate per omicidio colposo: tra loro l'amministratore delegato dell'azienda, il direttore di produzioni e dipendenti che hanno ruoli di coordinamento.

Alla luce dello stato dei luoghi rilevato nella giornata di venerdì, ieri mattina c'è stato un primo confronto tra investigatori e inquirenti, in una giornata in cui la Procura ha affidato i primi riscontri tecnici, a partire dall'esame medico legale sulle salme. In questo contesto la famiglia di Daniel Martini viene assistita dagli avvocati Dino ed Ezio Lucchetti, mentre l'azienda è rappresentata dall'avvocato Luca Giudetti. Sarà necessario l'impiego di consulenti tecnici per ricostruire le fasi della tragedia, ovvero risalire a ciò che è successo negli istanti precedenti alla drammatica esplosione. L'area interessata, all'interno dello stabilimento, è stata posta sotto sequestro, anche per consentire eventuali sopralluoghi successivi.

Le ipotesi al vaglio in questa prima fase dell'inchiesta sarebbero ristrette alla possibilità di un errore umano e all'eventualità di un difetto o una lesione della bombola che avrebbe provocato l'esplosione, comunque in un contesto generale di responsabilità che tira in ballo appunto i diretti superiori dei lavoratori e i vertici aziendali per verificare il rispetto nelle norme in materia di sicurezza sul lavoro.