Era un volto noto alle forze di polizia l'uomo trovato senza vita nell'ex sito industriale Svar di via Romagnoli alle porte di Latina, stroncato probabilmente da un'overdose di eroina, in circostanze ancora al vaglio degli inquirenti. Si tratta infatti di un cittadino indiano, uno dei tre finiti in manette all'inizio dell'anno per il tentativo di fuga da un posto di controllo con l'auto piena di droga, tre chili e mezzo di bulbi da oppio. Un retroscena che alimenta i sospetti degli investigatori sul decesso e indirizza l'indagine in una direzione ben precisa, ossia quegli ambienti della criminalità che gestiscono i traffici di stupefacenti destinati alla comunità indiana e non solo. Dopo tutto con la vittima c'erano anche altri tossicodipendenti, compresi alcuni italiani.


Il cadavere è stato identificato in maniera inequivocabile attraverso le impronte digitali, trattandosi di uno straniero censito dalla banca dati delle forze di polizia, oltretutto arrestato qualche mese prima. Al momento dell'identificazione quindi, compiendo un'analisi dei precedenti di polizia, gli investigatori hanno scoperto che si trattava proprio di uno dei tre cittadini indiani finiti in carcere per l'episodio di mercoledì 11 gennaio. I tre stranieri viaggiavano a bordo di una Fiat Punto ed erano transitati in via Piave dove le pattuglie della Squadra Volante quel pomeriggio stavano effettuando un posto di controllo: uno dei poliziotti aveva intimato loro l'alt, ma il conducente non si era fermato, accelerando in direzione del centro di Latina. Era nato così l'inseguimento che si era concluso poco più avanti, nella rotatoria tra viale Vespucci e viale Le Corbusier, dove l'automobilista in fuga aveva perso il controllo della vettura, scontrandosi contro il ciglio della strada. Fatto sta che la vettura non era più marciante e i tre indiani avevano mollato tutto nel tentativo di scappare a piedi, ma erano stati bloccati e arrestati dagli agenti che non li avevano mai persi di vista.


Quando la vettura era stata portata in Questura per gli accertamenti, i poliziotti avevano scoperto il motivo di quell'atteggiamento, perché nel bagagliaio c'erano le numerose buste contenenti tre chili e mezzo di bulbi essiccati di papavero da oppio, sostanza diffusa tra gli indiani per le proprietà stupefacenti. Insomma, alla luce di quanto era successo, per i tre era scattato l'arresto e il trasferimento in carcere. A questo punto le due indagini, quella sul traffico di oppiacei e quella attuale sulla provenienza della droga che ha provocato l'overdose fatale allo straniero, potrebbero trovare un punto di congiunzione, consentendo agli investigatori della Polizia di svelare gli affari illeciti e i legami che alimentano le piazze di spaccio parallele.