Il fatto
03.08.2023 - 08:45
Trenta aprile 2020, piena pandemia: la Giustizia non è ferma. Il collaboratore Giuseppe Basco (ex gruppo Bidognetti) sta parlando con i magistrati e fa un efficace resoconto su come si comporta una famiglia napoletana trasferitasi in blocco a Gaeta per tenere lì una piazza di spaccio e praticare usura. Ma per esercitare questa attività deve pagare una quota alla casa madre, ossia al clan dei casalesi, in quel momento rappresentati nella posizione di vertice da Vincenzo Di Caterino e Romolo Corvino. E Basco e l'uomo che deve riscuotere le percentuali dalla famiglia di trafficanti di Gaeta: duemila euro a settimana, più o meno. E' maggio del 2019 quando avviene il «primo incidente diplomatico», perché quando l'addetto alla riscossione della tangente per conto dei casalesi si presenta a Gaeta si sente rispondere che il pizzo sulla tenuta della piazza di spaccio di Gaeta è stato già pagato a Gustavo Bardellino. E' evidente che si tratta di un problema di rapporti, poiché i Bardellino non possono, dagli anni 80, più agire senza la tolleranza della casa madre e sono comunque dei confinati nel Lazio. Ad ogni modo quella volta la tangente fu versata a Giuseppe Basco che nel verbale dice sostanzialmente che le volte successive la tangente pagata ai casalesi veniva decurtata di una somma per Gustavo Bardellino. Secondo questa versione dei fatti circa i nuovi rapporti tra fazioni dei casalesi, a giugno 2019 Gustavo Bardellino si è rifiutato di pagare al clan una quota delle tangenti sulla piazza di spaccio di Gaeta, nonostante gli fosse stato proposto uno sconto (1500 totali ogni mese invece di 500 a settimana) perché «lui era sul territorio di Formia da 30 anni ormai».
Il pentito Basco fa dunque un elenco di nomi «nuovi» della rete dello spaccio di droga tra Formia e Gaeta, tutti vassalli del clan dei casalesi, nel senso che sono obbligati a pagare una sorta di affitto per poter vendere la droga.
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