Sviluppi
04.10.2023 - 14:00
Non è ancora detta l'ultima parola sulla posizione di Ermanno D'Arienzo, 65 anni, sospettato di avere vendicato la morte del figlio Erik uccidendo tre mesi dopo il cinquantenne Fabrizio Moretto la sera del 21 dicembre 2020 davanti casa sua in strada della Tartaruga, tra Bella Farnia e Borgo San Donato. La Procura di Latina infatti si è opposta alla decisione con cui il giudice per le indagini preliminari aveva revocato la misura cautelare degli arresti in carcere per il principale indiziato, a margine dell'incidente probatorio che di fatto ha reso nullo l'esito degli esami stub effettuati la sera del delitto per verificare la presenza, o meno, di polvere da sparo sulle mani di quattro persone sospettate di avere partecipato all'esecuzione.
Nei giorni scorsi, entro i termini di legge, i sostituti procuratori titolari dell'inchiesta Martina Taglione e Andrea D'Angeli hanno presentato ricorso alla Corte d'Appello di Roma proprio contestando la decisione con cui il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Molfese aveva scarcerato Ermanno D'Arienzo, accogliendo la richiesta avanzata dai difensori dell'indagato, gli avvocati Oreste Palmieri e Giancarlo Vitelli. Del resto il contro esame effettuato dal consulente tecnico nominato dal Tribunale, per esaminare le analisi svolte in precedenza dai laboratori romani dei Carabinieri sui tamponi effettuati la sera dell'omicidio alla ricerca di tracce di polvere da sparo sulle mani dei sospettati, aveva rivelato che tutti i campioni raccolti erano positivi per la presenza di tracce compatibili con un colpo di pistola, compresi quelli effettuati dai carabinieri sulle loro mani come test di garanzia appunto per scongiurare casi di contaminazione.
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