02.07.2024 - 12:00
Trent’anni anni di condanne in totale. Dieci (e 4 mesi) a testa per due imputati, nove (e qualche giorno) per il terzo: tutti e tre sono accusati di tentato omicidio, la vittima è un giovane di Roccagorga, che nella notte a cavallo il 29 e il 30 Maggio di un anno fa, veniva prelevato e fatto salire a bordo di un’auto per poi essere ripetutamente picchiato e ferito con oggetti contundenti. Tutti giovanissimi.
L’udienza con rito abbreviato condizionato si è chiusa, con una sentenza di condanna, che ha confermato, di fatto, la richiesta dal pubblico ministero, tranne che per gli imputati accusati anche del possesso di 25 grammi di haschisc.
Gli imputati sono comparsi dinanzi al giudice Giuseppe Cario che dopo aver ascoltato la requisitoria del pubblico ministero, Marina Marra e le arringhe dei difensori, gli avvocati Fabrizio Cassoni e Italo Montini, si è ritirato per la decisione.
Il confronto si è basato sulle risultanze tecniche delle perizie medico-legali, la decisione del Giudice Cario si è fondata sulla ricostruzione emersa dalla perizia affidata alla dottoressa CTU Cristina Setacci, orientata sulla gravità dei colpi inferti. Mentre le difese hanno voluto rimarcare alcuni dettagli, quali ad esempio la tipologia delle lesioni, ritenute “guaribili in tre giorni” e il mancato rinvenimento dell’arma utilizzata per le sevizie inferte al 18enne.
Tuttavia le serrate indagini condotte dai Carabinieri della Stazione di Roccagorga, diretta dal comandante Carlo Costantini, dal NOR della Compagnia guidata dal Maggiore Saverio Loiacono, ed dai colleghi del Comando stazione di Sezze e Priverno, portarono ad una ricostruzione dettagliata delle operazioni che avevano preceduto il pestaggio, un piano studiato nei dettagli. Il diciottenne, secondo gli investigatori, era stato prelevato di peso e fatto salire con la forza su un’autovettura, in possesso di uno degli aggressori, residente a Sezze. Condotto in una zona appartata, costretto a scendere dalla macchina e in quel luogo, complice le tenebre, colpito con un primo pugno capace di tramortire. Ripetutamente preso a calci e pugni dal branco, caricato sulla vettura, dove gli inquirenti, hanno rilevato tracce ematiche, trasferito infine in un parcheggio dove sarebbero proseguite le sevizie e dove, gli aggressori avrebbero tentato di ucciderlo colpendolo ripetutamente in varie parti del corpo con un’arma tagliente, se non fossero stati disturbati da fattori esterni. Il ragazzo all’alba era riuscito a raggiungere un’abitazione e chiedere soccorso. Gli avvocati difensori annunciano ricorso in appello, mentre la sentenza sarà depositata tra 90 giorni.
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