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Il caso

Boiler esploso, la Procura chiude l'inchiesta: due indagati

Nell'incidente sul lavoro era morto un operaio e un collega era rimasto ferito. I fatti a settembre del 2024

Boiler esploso, la Procura chiude l'inchiesta: due indagati
La tragedia sul lavoro aveva scosso tutti. Il boato molto forte era stato avvertito a diversi chilometri di distanza da via Nascosa.  Il pomeriggio del 4 settembre del 2024  l’incidente, adesso la  Procura ha chiuso l’inchiesta.  Sono due gli indagati, tra cui l’amministratrice dell’azienda,  accusati del reato di omicidio colposo per la morte di Marco Mauti,  operaio,  58 anni, di  Cisterna. Nell’incidente era  rimasto ferito un collega. La Procura contesta anche le lesioni gravi. I due uomini erano stati investiti dall’onda d’urto e dalle schegge di metallo schizzate in aria per la violenta esplosione.   Il boiler era volato in aria disintegrandosi,  i pezzi erano stati ritrovati a distanza di oltre cento metri, alcuni sull’asfalto, altri sugli alberi che costeggiano la strada.  Il boiler esploso aveva una capienza di 500 litri e doveva essere consegnato ad un cliente. Il dramma si era consumato in pochi secondi ed era avvenuto nell’azienda che produce strutture in metallo e impianti industriali composti da tubazioni e serbatoi utilizzati per il passaggio di gas ad alta pressione.  

Per fare luce sulle cause della tragedia il pubblico ministero Marina Marra aveva aperto un’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile di Latina insieme agli ispettori del Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl. Il magistrato inquirente  aveva affidato l’incarico di eseguire una perizia ad un ingegnere  meccanico per chiarire l’esatta causa dell’esplosione e aveva disposto l’autopsia eseguita dal medico legale  Fabio Guidato.  Secondo la ricostruzione degli inquirenti il contenitore era sotto pressione e gli operai stavano accertando la tenuta. Marco Mauti era morto sul colpo mentre il collega era stato trasportato in condizioni gravissime al San Camillo Forlanini e si era salvato:   quattro mesi dopo era tornato a casa a Borgo Sabotino dove abita e tutta la comunità lo aveva accolto con grande affetto e  uno striscione di bentornato. 

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