L'inchiesta
20.01.2026 - 07:30
Alessandro Agresti si è opposto al sequestro patrimoniale di beni immobili e società del valore di nove milioni di euro circa adottato nei suoi confronti dal giudice per le indagini preliminari Barbara Cortegiano, nell’ambito dell’inchiesta del pubblico ministero Giuseppe Miliano che conta anche altri tre indagati, ossia la compagna, il padre e un collaboratore titolari delle società coinvolte nella gestione dell’autosalone VipMotors ritenuti suoi prestanome. Nei giorni scorsi infatti i difensori del quarantenne, gli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti, hanno depositato il ricorso contro il provvedimento, chiedendone l’annullamento, al Tribunale di Latina che sarà valutato dal collegio penale riunito in sede di riesame delle misure cautelari reali.
I motivi richiamati dai legali sono pressoché i medesimi con i quali, nei giorni scorsi, si sono opposti all’adozione delle misure restrittive, ancora al vaglio del giudice, chieste sempre dalla Procura per lo stesso Agresti e per gli altri tre indagati dell’inchiesta che contesta i reati di autoriciclaggio e intestazione fraudolenta di beni. Comparsi davanti allo stesso giudice Barbara Cortegiano per l’interrogatorio preventivo, tutti e quattro i soggetti indiziati si erano avvalsi della facoltà di non rispondere, ma i difensori di Agresti avevano depositato una serie di documenti per controbattere alla richiesta di arresto che pende su di loro.
Tra i documenti prodotti ci sono il decreto di archiviazione del Tribunale risalente a cinque anni fa, ma anche la richiesta di riapertura delle indagini e il rigetto dell’ottobre del 2022, quando Agresti era stato arrestato e destinatario di sequestro per i medesimi reati. Inoltre la difesa ha depositato copia della sentenza di assoluzione per riciclaggio della Ferrari posseduta da Agresti, ma anche le dichiarazioni rese da un teste nel processo che vede il quarantenne imputato per riciclaggio e l’estinzione della pena patteggiata per il caso di estorsione, con il relativo verbale dell’interrogatorio di garanzia, che gli era costato l’arresto nel 2012. Tra i documenti compare anche la visura camerale della società California Garage nella quale emerge che sia Agresti che la moglie sono soci. Carte che, come per gli arresti, secondo i difensori del quarantenne giustificano l’insussistenza del sequestro patrimoniale adottato nei suoi confronti.
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