Il caso
25.02.2026 - 19:00
Subirà uno stop improvviso l’iter di riqualificazione e messa in sicurezza del torrente Pontone. Infatti proprio alla vigilia dell’inizio dei lavori, dopo un lungo percorso per trovare i fondi necessari, è arrivato il ricorso al Tribunale amministrativo avverso gli espropri di alcuni terreni, necessari per ampliare la fascia di rispetto delle sponde. A lanciare l’allarme per il rischio di ulteriori ritardi nella realizzazione di un’opera strategica per attenuare il dissesto idrogeologico nel sud pontino è il comitato civico del quartiere attraversato dal Torrente Pontone, proprio al confine tra Gaeta e Formia. «Apprendiamo con profondo rammarico che, in relazione alla presa in possesso dei terreni interessati dai lavori di messa in sicurezza del Torrente Pontone, sarebbero in corso almeno due ricorsi al Tar. - scrivono i componenti del comitato in un documento diffuso in queste ore - È del tutto legittimo che i proprietari esercitino gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento per difendere e valorizzare le proprie proprietà. Nessuno mette in discussione questo diritto. Tuttavia, un contenzioso amministrativo comporterà inevitabilmente un allungamento significativo dei tempi, con esiti peraltro incerti. Il Comitato si è speso in modo costante e determinato affinché arrivassero le risorse necessarie: 10 milioni di euro, ai quali si sono aggiunti ulteriori 2 milioni. Si tratta di fondi pubblici rilevanti, ottenuti dopo anni di interlocuzioni, sollecitazioni e pressione istituzionale, finalizzati esclusivamente alla messa in sicurezza di un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo. Tre precedenti esondazioni hanno causato danni materiali, sconforto e sofferenza alle famiglie coinvolte. In uno di quegli eventi ha perso la vita una persona. Questo dato, da solo, dovrebbe imporre a tutti un supplemento di responsabilità. Ritardare oggi l’avvio pieno degli interventi significa esporre nuovamente l’area al rischio di precipitazioni intense che potrebbero compromettere ulteriormente il territorio e mettere ancora una volta in pericolo persone e abitazioni, vanificando quanto faticosamente costruito. Per queste ragioni, pur nel rispetto delle scelte individuali, chiediamo con senso di responsabilità di riconsiderare l’ipotesi di proporre ricorsi. In questo momento la priorità deve essere la sicurezza collettiva e la tutela concreta della vita umana».
Edizione digitale
I più recenti