Il fatto
28.02.2026 - 13:38
È probabilmente la prima volta che in una sentenza del Tar, Sezione di Latina, si legge che il collegio, nell’entrare nel merito del ricorso, si ritrovi a dover palesare «stupore per l’atteggiamento serbato nella vicenda dal Comune», in questo caso quello di Cori.
Nei giorni scorsi infatti, si è chiuso con il respingimento, il ricorso presentato dal marito della presidente del Consiglio comunale di Cori contro l’ordinanza del Comune che dispone la demolizione della villa in sona Sant’Angelo. Una villa realizzata abusivamente al posto di quello che nel progetto iniziale avrebbe dovuto essere un laboratorio di falegnameria, visto che quella è zona artigianale. Il proprietario ha provato a sostenere che il progetto iniziale di una struttura produttiva, sarebbe cambiato solo in parte per realizzare l'alloggio del custode.
Il Tar non solo sottolinea che «Nessuno dei residenti nell’immobile (il ricorrente e il suo nucleo familiare) risulta aver mai rivestito o rivestire la qualità di custode o sorvegliante né è stato mai (né è) titolare di un’attività produttiva», ma anche che i lavori sono iniziati e sono arrivati praticamente a conclusione in assenza dell'autorizzazione paesaggistica. E qui arrivano le noti dolenti per il Comune.
Il collegio del Tar ha inviato gli atti prodotti dall'Ente alla Procura chiedendo di verificare se le «omissioni» e in generale il comportamento dell'amministrazione guidata da Mauro De Lillis, possano avere una rilevanza penale. Perché in questa vicenda - si passa sul piano politico - anche il Tar sembrerebbe sospettare che si sia cercato più che difendere una ordinanza di demolizione e ripristino della legalità, un'opera abusiva.
E il motivo potrebbe risiedere nel "peso politico" della moglie del proprietario dell'immobile. E' infatti non solo la presidente del Consiglio Comunale, pezzo da 90 della maggioranza, ma anche responsabile del Suap - riconfermata anche dopo l'emersione dell'abuso.
Adesso il Comune si trova con una ordinanza di demolizione che non ha difeso da far rispettare, e una sentenza del Tribunale penale che dispone che proceda alla confisca. Sì perché proprietario, dirigente comunale e altri, sono stati rinviati a giudizio e processati. Le accuse sono finite in prescrizione, ma il giudice ha ravvisato l'esistenza in pieno dell'abuso e disposto la confisca.
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