Cronaca
28.02.2026 - 17:30
La gestione del traffico di stupefacenti e la vicenda dei videowall sono stati al centro della nuova udienza di Assedio, il processo per mafia che vede imputati 20 persone ritenute organiche al sodalizio criminale capeggiato da Patrizio Forniti. Nella giornata di ieri, davanti al secondo Collegio del Tribunale di Latina, è ripreso l’esame del colonnello dei Carabinieri, Riccardo Barbera, attualmente in forza al Ros di Roma, ma all’epoca dei fatti Comandante del reparto territoriale di Aprilia che avviò le indagini. Interrogato dal pm Alessandro Picchi, il colonnello Barbera ha ricostruito alcune delle vicende che costituiscono i capi d’accusa, in particolare quella dell’installazione dei dispenser nelle scuole e della gestione dei videowall che coinvolgono Antonino Ziino detto “Piedone” (ritenuto uno dei membri dell’associazione) e i nipoti Gianluca (imputato in questo processo) e Massimo Ambrosini, titolare della Mamo Advertising, arrestato nel 2020 (e poi assolto) dopo che i Carabinieri trovarono e sequestrarono 20 chili di cocaina in un garage.
Come ricostruito dal colonnello, nel 2018 dopo la vittoria elettorale della coalizione Terra-Principi, Ziino si rivolgeva all’amministrazione comunale (nello specifico al vice sindaco Lanfranco Principi, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa) per ottenere delle utilità, puntando a ottenere dal Comune l’autorizzazione per gestire gli schermi dove far passare la pubblicità. Un affare da decine di migliaia di euro. «La cosa che ci ha insospettito - ha detto Barbera - era il fatto che in una della conversazioni Ziino calcolava di guadagnare 50 euro da ogni esercizio commerciale. Una volta ricevuta l’autorizzazione dall’amministrazione comunale sarebbe passato dai commercianti, la prima volta con le buone, la seconda con le buone e la terza danneggiando le attività».
Ricostruita la rete del traffico di stupefacenti
Ma la parte più importante dell’escussione del colonnello dei Carabinieri ha riguardato la ricostruzione della struttura che si occupava del traffico di stupefacenti: una rete capillare che vedeva al vertice Patrizio Forniti, che tramite i suo uomini di fiducia (Massimo Picone, Salami Nabil e Matteo Aitoro) riforniva le piazze di spaccio, come quella di via Inghilterra controllata da Gianluca Vinci e Gianluca Mangiapelo, quest’ultimi giudicati con rito abbreviato e condannati rispettivamente a otto anni e sei anni e sei mesi di reclusione dal gup del Tribunale di Roma, che gli ha contestato l’appartenenza a un sodalizio organizzato, non mafioso, dedito al traffico di droga. Nel corso dell’interrogatorio Barbera ha ricordato le operazioni condotte nel 2020, che portarono al sequestro di 28 chili di hashish e all’arresto di Jamail Singh, condannato in abbreviato a 6 anni, nonché il sequestro di 20 chili di cocaina in un garage in via Caligola che portò all’arresto di Massimiliano Ambrosini, titolare della Mamo Advertising, che un anno dopo venne assolto dal gup del Tribunale di Latina, visto che venne dimostrato che le chiavi del magazzino (e dunque l’accesso) erano nella disponibilità di altre persone e che chiunque avrebbe potuto nascondervi la droga.
Tuttavia nella ricostruzione fornita in aula, viene sottolineato come la cocaina fosse arrivata nei magazzini della Mamo tramite i generi di Forniti: trasportata da Salami Nabil e prima ancora custodita da Matteo Aitoro. «Mentre quando - ricorda - venne arrestato Singh, Patrizio Forniti commentò l’operazione dicendo: “Ho preso una botta che non finisce mai”». Un segno per gli investigatori che l’hashish custodito fosse in realtà del sodalizio. Il processo riprenderà il 27 marzo con la fine dell’esame del colonnello e il contro-interrogatorio del collegio difensivo.
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