Il fatto
01.03.2026 - 07:30
Da tempo nel territorio di Latina si registra un preoccupante incremento di truffe legate al trading online, vale a dire la compravendita speculativa degli strumenti finanziari che i mercati offrono, come criptovalute e azioni, o almeno questa è la scusa che utilizzano gli abili ideatori dei raggiri che promettono facili guadagni e invece svuotano i capitali delle vittime, troppo spesso i risparmi di una vita, anche somme molto importanti per decine di migliaia di euro.
Questa sensibile impennata di frodi, sebbene rispetti l’andamento su scala nazionale, si traduce in un incremento delle denunce che ha fatto scattare una complessa indagine della Guardia di Finanza del Gruppo di Latina. Gli investigatori del tenente colonnello Marco Mendella stanno lavorando con il coordinamento della Procura di Latina per dipanare la fitta rete di conti bancari e server esteri che si nasconde dietro questo fenomeno, alimentato da veri e propri professionisti della criminalità informatica.
La platea delle vittime delle frodi col trading online è piuttosto variegata, visto che coinvolge una vasta fascia di età che varia dai 40 agli 80 anni. Tutti possono essere considerati soggetti vulnerabili, come anziani o più in generale persone che hanno poca o peggio nessuna esperienza finanziaria e si lasciano coinvolgere in buona fede. Nella maggior parte dei casi vengono attirati tramite chiamate telefoniche o email, da chi si presenta come consulente finanziario che promette guadagni facili, in tempi rapidi, attraverso investimenti sicuri. Per ingannare le vittime, i truffatori propongono inizialmente l’utilizzo di piccole somme per strumenti finanziari innovativi, spesso spacciati come opportunità riservate a pochi fortunati.
All’esito delle prime investigazioni, i finanzieri del capoluogo stanno scoprendo sistemi articolati e ben organizzati a livello internazionale, in alcuni casi anche oltre i confini europei, capaci di sottrarre ingenti somme di denaro agli investitori attratti dalla prospettiva di facili guadagni, ma vengono sempre dirottati su piattaforme virtuali ingannevoli. Secondo quanto emerge dalle ricostruzioni investigative, i truffatori utilizzano siti internet strutturati per sembrare professionali, pubblicizzati sui social network e attraverso telefonate mirate, successivamente tramite applicazioni di messaggistica.
I professionisti di queste truffe acquisiscono la fiducia delle vittime proponendo piccoli investimenti iniziali, solitamente 250 euro, spiegando che si tratta del primo passo per entrare nel mondo del trading online. I malcapitati vengono poi indirizzati con link su pagine che mostrano grafici che moltiplicano i loro soldi attraverso calcoli percentuali in realtà inventati, per simulare rendimenti elevati. A condire la truffa spesso sono anche falsi video di successi di altri investitori, in alcuni casi persino coinvolgendo personaggi pubblici. In realtà le piattaforme che pubblicizzano questi successo sono create ad arte.
Quindi dopo il primo investimento facile e i finti profitti mostrati attraverso le piattaforme virtuali mendaci, i truffatori riescono a farsi affidare somme più importanti. Peccato che quando gli investitori cercano di riavere indietro i capitali, i contatti si interrompono improvvisamente e i mediatori finanziari svaniscono nel nulla, insieme alle false piattaforme. Solitamente poi le vittime vengono contattate via telefono, poco tempo dopo, dalla stessa organizzazione dei primi truffatori, che si spacciano per studi legali per proporre la partecipazione alla class action utile a recuperare gli investimenti persi. Anche questa però si rivela sempre una truffa, perché i finti legali chiedono ulteriori somme di denaro per istruire le pratiche.
Indagando su una serie di casi registrati nel territorio pontino, i finanzieri consultano l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, per individuare i conti correnti esteri intestati a società che servono a schermare i veri beneficiari delle truffe, facendo perdere le tracce del denaro. Infatti i server dei siti fraudolenti sono sempre collocati nell’Unione Europea, ma in paesi come Cipro, Malta, Lituania, Estonia oppure a Singapore, Hong Kong e altri che non garantiscono la trasparenza investigativa alle autorità internazionali. Elementi, questi, che rivelano il livello di organizzazione dei sodalizi che si nascondono dietro a questo fenomeno sempre più insidioso.
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