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Il caso

Badante killer, accuse archiviate; nessuna prova di causalità tra farmaci e morte

Esce di scena il 49enne che si era autoaccusato di aver ucciso gli anziani che assisteva

Badante killer, accuse archiviate; nessuna prova di causalità tra farmaci e morte

Archiviate le accuse nei confronti del badante Mario Eutizia, 49 anni di Napoli,  che si era autoaccusato nell’agosto del 2024 di diversi omicidi di alcuni anziani che assisteva tra cui due a Latina.  L’esito delle consulenze ha portato le indagini in una direzione precisa alla luce degli elementi raccolti.

«Deve rivalutarsi il quadro indiziario originariamente ritenuto  sulla base delle dichiarazioni  auto indizianti  rese dall’indagato e dai riscontri. Non ricorre prova di causalità tra la somministrazione dei farmaci  anche in dosi superiori  a quelle normali da parte dell’indagato e l’evento morte, anche sotto il profilo della possibile idoneità delle somministrazioni sotto il profilo del tentativo». Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina Giuseppe Cario che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Marco Giancristofaro.  

«L’esame attendibile ha riguardato unicamente le tracce di farmaco  assunto da Gerardo Chintemi, unica salma non cremata possibile oggetto di indagine. Sulla base della letteratura  scientifica i consulenti del pubblico ministero pervengono a giudizio di conformità delle dosi somministrate  rispetto ai valori di concentrazione dei farmaci  ritenute non letali, parametri rinvenuti ampiamente inferiori a quelli idonei a cagionare il decesso.

I consulenti riconducono l’evento morte a cause naturali in paziente affetto da cardiopatia». Per quanto riguarda due pazienti:  «Il carteggio  sanitario non consente di stabilire l’avvenuto sovradosaggio  e dei farmaci, per un altro paziente il dosaggio non è eccedente». Alla luce di queste considerazioni il giudice Giuseppe Cario ha disposto l’archiviazione.  

Eutizia si era auto accusato di diversi omicidi. Il 22 febbraio del 2025 dopo sei mesi di detenzione aveva lasciato il carcere di Santa Maria Capua Vetere. Secondo la perizia disposta dalla Procura di Latina è emerso che non vi era alcun nesso tra il sovradosaggio dei farmaci e la morte di un anziano si tratta dell’unica persona il cui corpo non era stato cremato.

«L’ho fatto per non farli soffrire» aveva dichiarato il badante nel corso dell’interrogatorio quando si era costituito presentandosi dai Carabinieri. Eutizia aveva lavorato anche a Latina dove aveva assistito due anziani: nel capoluogo aveva vissuto tra il 2017 e il 2018 prima nella zona di piazza Moro e poi nella zona di via del Lido. Entrambi gli anziani erano stati cremati:  il 49enne si era autoaccusato anche dei loro omicidi.

Sulla scorta dei risultati dell’autopsia, l’avvocato Antonio Daniele che assiste il badante, aveva presentato un anno fa un’istanza al gip di Latina Giuseppe Cario chiedendo la revoca della misura cautelare, il 49enne era tornato in libertà. Il reato contestato era quello di  omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa. Il legale dell’indagato aveva sostenuto che quando l’uomo si era auto accusato dei quattro omicidi era in uno stato di alterazione psicofisica dovuto al suo quadro clinico. Adesso è arrivata la decisione del giudice che ha messo la parola fine alla vicenda, il caso del badante è stato archiviato.

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