Il fatto
05.03.2026 - 14:15
Secondo i giudici del Tribunale del Riesame di Roma non sussistono i gravi indizi di colpevolezza a carico di Alessandro Agresti e sua moglie Mary Teresina De Paolis, nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Latina che contesta loro, insieme al padre del venditore di auto e al collaboratore titolare dell'autosalone VipMotors, i reati di trasferimento fraudolento dei beni e autoriciclaggio.
Il collegio penale ha infatti depositato le motivazioni della decisione assunta lo scorso 6 febbraio, quando era stata annullata l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina a carico dei coniugi: il quarantenne era finito in carcere, la compagna agli arresti domiciliari.
Ritenendo comunque che la Procura potesse tornare a indagare nonostante l'archiviazione dell'inchiesta del 2021, il Tribunale del Riesame ha accolto la tesi sostenuta dai difensori della coppia, gli avvocati Gaetano Marino e Massimo Frisetti per Alessandro Agresti, gli avvocati Marco Nardecchia e Luigi Angelucci per la donna, ritenendo che l'inchiesta non prova a sufficienza la finalità di eludere misure di prevenzione patrimoniali da parte del venditore di auto, alla luce dell'unico precedente penale, tra l'altro estinto.
Questo, alla luce anche del diretto coinvolgimento di Agresti nell'amministrazione di due delle società del gruppo, tenendo conto che lo stesso imprenditore avesse ammesso, nel corso dell'interrogatorio, di avere nominato come amministratori i soggetti a lui vicini, per aggirare le pendenze di natura amministrativa con l'Agenzia delle Entrate, tra l'altro in corso di definizione attraverso una rottamazione delle cartelle.
Al tempo stesso i giudici del collegio penale in sede di Riesame delle misure cautelari personali, non hanno ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza neppure per il reato di autoriciclaggio, non potendo ritenere le somme contestate dal pubblico ministero come provento del reato di trasferimento fraudolento di beni e valori.
A questo punto restano da conoscere i motivi che avevano portato alla conferma, da parte del Tribunale del Riesame di Latina, del sequestro preventivo di 19 immobili tra i quali case di pregio, otto società e un centinaio di veicoli, come alcune supercar, per un valore stimato in nove milioni di euro circa.
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